Sacra Sindone. L’immagine della luce della Risurrezione


 Di Giorgio Nadali  www.giorgionadali.it

Dal 10 aprile al 23 maggio di quest’anno sarà possibile vedere con i nostri occhi la vittoria della vita sulla morte. L’immagine della risurrezione del corpo glorioso di Gesù Cristo impresso sulla Sindone. Un destino che attende anche noi – secondo la sua promessa in Gv 6,54: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». La Sacra Sindone attira anche in questa ostensione due milioni di visitatori proprio perché l’immagine è un segno visibile del potere di Dio sulla vita e sulla morte che ci rimanda al nostro destino finale e al cuore stesso della fede cristiana. Già San Girolamo (IV sec.) diceva: «Il sepolcro vuoto è la culla del Cristianesimo». In un passo dello Pseudo Cipriano – uno dei Padri della Chiesa e vescovo di Cartagine (III sec.) Gesù dice: «Voi mi vedrete così come si può vedere uno nell’acqua o in uno specchio».

Le probabilità della Sindone

C’è una perfetta coincidenza tra le narrazioni dei quattro Vangeli sulla Passione di Cristo e quanto si osserva sulla Sindone, anche riguardo ai particolari “personalizzati” del supplizio.
 

  • La flagellazione come pena a sé stante, troppo abbondante per essere il preludio della crocifissione (120 colpi invece degli ordinari 21).
  • La coronazione di spine, fatto del tutto insolito. La Sindone mostra ferite anche sulla calotta cranica. Era quindi un casco di spine, non una coroncina.
  • Il trasporto del patibulum. Sul dorso è presente il segno del trave orizzontale della croce. Peso del patibulum: circa 45 chili con sezione di 10 cm. di legno d’ulivo e larghezza di 180 cm. Portare l’intera croce (forse 120 chili) era impossibile e anche scomoda per innalzare il condannato.
  • La sospensione ad una croce con i chiodi invece delle più comuni corde.
  • L’assenza di crurifragio, la rottura delle tibie come colpo di grazia che davano i romani. Gesù era già morto (Gv 19,33) e gli fu risparmiato, realizzando così la Scrittura (Gv 19,36) di Numeri 9,12 e Esodo 12,46.
  • La ferita al costato inferta dopo la morte, con fuoruscita di sangue e siero.
  • Il mancato lavaggio del cadavere (per la morte violenta e una sepoltura affrettata).
  • L’avvolgimento del corpo in un lenzuolo pregiato e la deposizione in una tomba propria invece della fine in una fossa comune.
  • Il breve tempo di permanenza nel lenzuolo.

 

 

Valutando con un calcolo di probabilità 100 affermazioni che sono state fatte pro o contro l’autenticità della Sindone, l’ingegnere Giulio Fanti, docente all’Università di Padova, ed Emanuela Marinelli hanno ottenuto questo risultato: è più probabile il fatto che esca lo stesso numero al gioco della roulette per 52 volte consecutive, piuttosto che la Sindone non sia il lenzuolo funebre di Gesù di Nazareth!

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Se si getta in aria una moneta, si ha una probabilità su due (1/2) che si ottenga il lato della moneta prescelto; se si getta in aria un dado, la probabilità che si ottenga la del dado col numero prestabilito, sarà di una su sei (1/6).

Gettando in aria simultaneamente moneta e dado, poichè i due eventi sono tra di loro indipendenti, la probabilità che si ottenga contemporaneamente il lato della moneta e la faccia del dado prestabiliti, sarà di una su dodici (1/2 x 1/6= 1/12).

Ora prendiamo in esame le sette caratteristiche più significative comuni a Gesù di Nazareth (secondo il racconto evangelico) e all’Uomo della Sindone e vediamo quante sono le probabilità che tali caratteristiche si trovino riunite contemporaneamente su uno stesso uomo che abbia subìto il supplizio della crocifissione.

1 –  Sia Gesù sia l’Uomo della Sindone sono stati avvolti in un lenzuolo funebre dopo la morte per crocifissione.

E’ noto che non molti crocifissi possono avere avuto una regolare sepoltura (era il supplizio più ignominioso riservato a schiavi, briganti, assassini e continuava dopo morte nel disprezzo al cadavere): una probabilità su cento (1/100).

2 –  Tanto Gesù quanto all’Uomo della Sindonico è stato posto sul capo un casco di spine. Nessun documento storico ricorda una tale usanza. Limitiamo questa lontanissima probabilità a una su cinquemila (1/5000).

3 –  Il patibulum ha pesantemente gravato sulle spalle dell’Uomo della Sindone come su quelle di Gesù. Un peso di 45 chili.

Solo a volte il condannato doveva portare il palo orizzontale della croce fino al luogo di esecuzione: una probabilità su due (1/2).

4 –  Stessa probabilità (1/2) per come risultano fissate le mani e i piedi della croce. Nei polsi (“spazio di Destot”), per rendere statica la crocifissione. Non nei palmi della mani, come nell’iconografia classica. L’immagine non mostra i pollici perchè bucando in quel punto il nervo mediano provoca la ritrazione dei pollici. I condannati potevano essere fissati con inchiodamento o mediante una più semplice e rapida legatura con funi.

5 –  Il Lenzuolo sindonico rivela una ferita al costato destro dell’Uomo che ha avvolto.  Il Vangelo di Giovanni narra che a Gesù: “Non spezzarono le gambe, ma un soldato gli aperse il costato con la sua lancia, e subito uscì sangue ed acqua”. Forse una probabilità su dieci (1/10).

6 –  L’Uomo della Sindone è stato avvolto nel lenzuolo appena deposto dalla croce, senza che venisse effettuata alcuna operazione di lavaggio e unzione del cadavere; lo stesso è accaduto a Gesù, in quanto stava per arrivare la Pasqua ebraica durante la quale nessun lavoro manuale poteva essere eseguito: una probabilità su venti (1/20).

7 –  La Sindone reca l’impronta del cadavere di un uomo, ma non tracce di putrefazione.

Dunque essa ha avvolto un corpo umano per un periodo breve, e tuttavia sufficiente perchè vi imprimesse un’orma.

Il cadavere di Gesù riposò nel sepolcro per poco più di trenta ore, dalla sera del venerdì all’alba della domenica.

E’ una straordinaria concordanza che autorizza a considerarla una probabilità su cinquecento (1/500).

Da questa analisi il Prof. Bruno Barberis ha poi ricavato la probabilità complessiva che è data dal prodotto delle singole probabilità considerate;

eccola:

1/100 x 1/5000 x 1/2 x 1/2 x 1/10 x 1/20 x 1/500 x 1/200.000.000

In linea con gli studiosi suoi predecessori, ha potuto dedurre che su 200 miliardi di ipotetici crocifissi UNO SOLO può aver posseduto le stesse identiche caratteristiche comuni a Gesù e all’Uomo della Sindone, ed è il Vangelo che ci dice il suo nome: GESU’ CRISTO, che patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto e che il terzo giorno risuscitò da morte.

La luce della Risurrezione

‑­Uno studio molto importante è stato condotto nel 1996 da un chirurgo uroginecologo statunitense cattolico, August Accetta (51 anni) – fondatore dello Shroud Center of Southern California –  il quale ha realizzato un esperimento su se stesso iniettandosi una soluzione di difosfato di metilene contenente tecnezio-99m – un isotopo radioattivo usato in medicina nucleare – che decade rapidamente. Ogni atomo di tecnezio emette un unico raggio gamma che può essere registrato da una apposita apparecchiatura di rilevamento. L’obiettivo era quello di realizzare un’immagine provocata da una radiazione emessa da un corpo umano. Secondo il dott. Accetta, infatti, l’immagine sulla Sindone potrebbe essere stata causata dall’energia sprigionatasi all’interno del corpo di Cristo al momento della resurrezione. Le immagini ottenute sono molto simili a quelle che si osservano sulla Sindone e davvero questo esperimento arriva fin sulla soglia del mistero di quell’impronta che richiama il mistero centrale della fede.

Accetta riferisce che solo un evento miracoloso può spiegare pienamente la complessità dell’immagine. Il medico pensa che quando il corpo di Gesù è diventato di luce, il lenzuolo della Sindone che lo copriva ha iniziato a passare attraverso il corpo perdendo la sua gravità. Accetta teorizza che mentre il lenzuolo funerario cadeva, esso   assunse la corrispondente energia e le informazioni tridimensionali presenti sull’immagine, impossibili da riprodurre.  

A Roma nel 2008 dei ricercatori italiani hanno ‘ricreato’ la Sacra Sindone: irradiando tessuti di lino con un brevissimo e potentissimo lampo di luce prodotto da laser a eccimeri del Centro Enea di Frascati, sono riusciti a imprimere immagini con le stesse caratteristiche della figura della Sacra Sindone, in cui la colorazione riguarda solo le fibrille piu’ superficiali, senza passaggio di colore sul rovescio della tela. I risultati dei loro esperimenti sono pubblicati sulla rivista Applied Optics e secondo Giuseppe Baldacchini, coordinatore della ricerca, avvalorano l’ipotesi che da sempre la Chiesa sostiene, e cioe’ che l’immagine di Cristo sia stata originata da un potente lampo di luce attribuito alla resurrezione

Una fortissima luce dunque si sprigionò da quel corpo all’interno di una grotta-sepolcro buia. Osservando l’immagine si nota che il volto non è illuminato né da destra né da sinistra. E’ esso stesso fonte di luce. Non corrisponde ad alcun stile pittorico, anzi, è stato modello di immagini sacre sin dai primi secoli. Sull’immagine non c’è pigmento. Non è un dipinto, non è prodotto dal contatto con un bassorilievo riscaldato.  Se la si osserva da meno di tre metri di distanza l’immagine scompare. La stessa si vede meglio al negativo fotografico. Vi sono presenti pollini della Terra Santa e tracce di aragonite, visibili solo al microscopio. E’ polvere presente in Terra Santa. Tasferita sui ginocchi di Gesù in seguito alle tre cadute.  Si trovano sul telo tracce di aloe e di mirra oltre che di aragonite (una composizione di carbonato di calcio, ferro e stronzio), una terra presente a Gerusalemme e, in particolare, in una tomba studiata dal Levy-Setti, ricercatore di Chicago che, confrontando con l’aragonite della Sindone, ha concluso che le due terre sono esattamente uguali.

Impossibile il falso

Nel Medio Evo erano completamente ignorate le conoscenze storiche e archeologiche sulla flagellazione e la crocifissione del I secolo, di cui si era persa la memoria. L’eventuale falsario medievale non avrebbe potuto raffigurare Cristo con particolari in contrasto con l’iconografia medievale: corona di spine a casco, trasporto sulle spalle del solo patibulum (la trave orizzontale della croce), chiodi nei polsi e non nelle mani, corpo nudo, assenza del poggiapiedi. Inoltre avrebbe dovuto tener conto dei riti di sepoltura in uso presso gli ebrei all’epoca di Cristo.

Lo stesso falsario avrebbe dovuto immaginare l’invenzione del microscopio, avvenuta alla fine del XVI secolo, per aggiungere elementi invisibili ad occhio nudo: pollini, terriccio, siero, aromi per la sepoltura, aragonite.

Il falsario avrebbe dovuto conoscere la fotografia, inventata nel XIX secolo, e l’olografia realizzata negli anni ’40 del XX secolo. Per “disegnare” il rivolo di sangue a forma di 3 rovesciato sulla fronte avrebbe dovuto saper distinguere tra circolazione venosa e arteriosa, studiata per la prima volta nel 1593 da Andrea Cesalpino, nonché essere in grado di macchiare il lenzuolo in alcuni punti con sangue uscito durante la vita ed in altri con sangue post-mortale; rispettando inoltre, nella realizzazione delle colature ematiche, la legge della gravità, scoperta nel 1666.

Ma si sa – «per chi crede ogni miracolo è superfluo, per chi non crede nessun miracolo è sufficiente» (Franz Werfel). La Sacra Sindone rimane il segno visibile che la morte non ha l’ultima parola. Per questo parla direttamente al cuore di chi la venera. Non ci rimane che unirci a Pietro (Gv 6,68-69) nella sua esclamazione: «Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

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