LA CROCE E L’ANELLO. MISTERI E SEGRETI DELLE CARRIERE ECCLESIASTICHE


Nuovo libro in libreria da Aprile 2010

 Giorgio Nadali LA CROCE E L’ANELLO. MISTERI E SEGRETI DELLE CARRIERE ECCLESIASTICHE

 Edizioni Segno, Udine, 2010

  ISBN: 978-88-6138-239-8  

  320 pp.

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TUTTI I SEGRETI DEI 5239 UOMINI CHE GUIDANO LA FEDE DI “1 MILIARDO” DI CATTOLICI

Le visioni “politiche” I segreti del Conclave per l’elezione del Papa Come e perchè si diventa Vescovo, Cardinale, Papa Il buon Vescovo, Rivalità e misteri Curiosità sul Vaticano I Vescovi e i Cardinali vicini e lontani alla gente, I retroscena della Curia Romana e della Santa Sede, Gossip  

Capitolo Primo: Un po’ di storia

Capitolo Secondo:  Il buon vescovo

Capitolo Terzo: La cultura interna della Curia Romana

Capitolo Quinto: La politica dello Spirito

Capitolo Sesto: Brillanti carriere ecclesiastiche

Capitolo Settimo: Il papabile al soglio di Pietro  

Capitolo Ottavo: Lo Spirito soffia dove vuole? 

Capitolo Nono: La creazione del porporato

 Capitolo Decimo: Curiosità 

Ci sono sempre quattro vescovi in ogni partita a scacchi. Due bianchi e due neri. Solo che da noi si chiamano alfieri. Nel mondo anglosassone si chiamano “bishops“, cioè “vescovi”. E’ proprio per questo che i quattro pezzi sono rappresentati col copricapo da vescovo – la mitria. Nei tornei, quando gli sfidanti rimangono con solo un alfiere-vescovo a testa, la partita si fa serrata – proprio come nella corsa del Conclave per l’elezione di un nuovo papa e come nella scelta di un vescovo che il pontefice dovrà scegliere da una terna di nomi che gli vengono sottoposti. Una partita di pedoni che vogliono diventare alfieri-vescovi e questi che mangiano diagonalmente altri pezzi sullo scacchiere delle carriere ecclesiastiche. Quale sarà il buon vescovo di cui parla San Paolo nella sua lettera a Tito?

     Cinquemilasettantatre vescovi, centottantacinque cardinali e naturalmente il Papa indossano una croce pettorale e un anello vescovile all’anulare  destro.  Guidano nella fede più di un miliardo e cento milioni di fedeli. Anzi, no. Questo è il numero ufficiale dei battezzati in base ai documenti parrocchiali in tutto il mondo. I fedeli cattolici spiritualmente vicini a quei 5259 uomini sono molto meno. All’incirca quattrocento milioni. Gli altri hanno lasciato il gregge. E non sono tutti cattivi.

     Certo, qualcuno lo ha lasciato a torto. Il seme è caduto sulle spine e non ha attecchito. Altri – troppi – quegli uomini con la croce e con l’anello proprio non li capiscono. Non può essere solo un problema di spine. Qualcuno ha seminato male. Magari usando metodi obsoleti o con più attenzione alla propria carriera, alla tradizione. Guardando troppo al passato si perde di vista il presente e non si entra nel futuro. 

Altri hanno coperto scandali o li hanno addirittura creati, contro il monito del Signore: «chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare». (Mt 18,6). Invece di cercare la pecorella smarrita hanno fatto fuggire una parte del gregge.

Chi sono e cosa pensano oggi gli uomini successori degli apostoli? Perché sono vicini e lontani alla gente?

    Quando nella Chiesa Cattolica si riceve un anello si fa sempre una promessa. Gli sposi promettono di amarsi e di onorarsi, di servire la vita nei figli ed educarli alla fede della Chiesa. Ogni vescovo promette invece di riportare all’ovile di Cristo le pecore smarrite: «vuoi, come buon pastore, andare in cerca delle pecore smarrite per riportarle all’ovile di Cristo?».  I cardinali promettono fedeltà al Successore di Pietro e ricevono da lui in dono l’anello cardinalizio. Questi a sua volta riceve l’anello del Pescatore – non appena l’orafo lo consegna secondo le indicazioni dell’eletto, con lo stemma richiesto –  qualche giorno dopo la sua elezione al soglio di Pietro. Naturalmente promette di essere un degno Servo dei servi di Dio. Un degno Vicario di Cristo in Terra. La grande maggioranza di questi uomini mantiene la sua promessa, in buona fede.  Ma nessuno ha mai insegnato loro come essere un buon vescovo.

     Nel mondo secolare  ci si prepara duramente a posizioni di responsabilità e si è attenti alle tecniche moderne di comunicazione – soprattutto in una società multiculturale in cui gli stimoli alle persone provengono da una miriade di fonti diverse. Questi uomini si basano  certo sulla loro fede, su una solida preparazione teologica, su una tradizione granitica e inamovibile,  su una bimillenaria storia in cui il Signore è amorevolmente intervenuto più volte per evitare un fallimento ed una chiusura della sua Vigna. Contano su di Lui, certamente. Lui li ha chiamati. Ma i talenti vanno fatti fruttare. Bisogna farsi tutto a tutti per guadagnare ad ogni costo qualcuno, come esortava l’Apostolo delle genti. Una maggiore collegialità dei vescovi, una Curia Romana che funzioni come serva delle chiese locali, non come padrona. Una maggiore libertà delle chiese locali nell’adattare gli insegnamenti alle loro particolari circostanze. Sono le speranze dell’ala più aperta ai cambiamenti di questi uomini che con un vecchio cucchiaino d’oro devono togliere l’acqua che entra a fiotti nella barca di Pietro prima che questa affondi.  

Giorgio Nadali

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Clero e pedofilia. Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me…


Di Giorgio Nadali  www.giorgionadali.it

Chi avrà scandalizzato uno di questi piccoli che credono in me, meglio per lui sarebbe che gli fosse appesa al collo una macina da mulino e fosse gettato in fondo al mare. Mt 18:6. 

L’antipapa Giovanni XXIII (1410 – 1415) giudicato pedofilo dal Concilio di Costanza del 1415. Sospetti di pedofilia anche per papa Giulio II (1503 – 1513) che tenne in ostaggio il figlio di 10 anni di Francesco Gonzaga e diede al bambino una rendita mensile di 100 ducati d’oro. Papa Giulio III (1550- 1555) “dedito all’amore per i bambini” nella biografia delle Vite dei pontefici del Platina. In tempi recenti il Cardinale Bernard Law di Boston (USA) fu accusato di coprire per anni due sacerdoti poi condannati per pedofilia, John Geoghan e Paul Shanley. Nel 2002 sono stati 55 i casi di rimozione negli USA di preti pedofili tra cui il vescovo di Palm Beach (USA) Anthony J. O’Connell dimessosi nel 2002.  Attualmente i vescovi gay (tutti della Chiesa Episcopale) sono: Mervyn Castle (Sud Africa), Arthur Mervyn Stockwood (Inghilterra), Derek Rawcliffe (Scozia), David Hope (Inghilterra), Terry Brown (Isole Salomone). Nella Chiesa cattolica sono stati sospesi per sospetta omosessualità i vescovi  Hans Hermann Groer, Rembert Weakland, Juan Carlos Maccarone, Francisco Domingo Barbosa da Silveira,  Thomas Gumbleton (sostenitore di ordinazioni di gay). Vescovi gay vengono ordinati nella Chiesa luterana di Svezia, Chiesa evangelica di Germania,  Chiesa di Norvegia, Chiesa nazionale danese. La prima e unica donna lesbica vescovo è Eva Brunne, della Diocesi (luterana) di Stoccolma (Svezia).

“Anson Shupe, sociologo dell’Indiana-Purdue University, e dai suoi collaboratori. Shupe, un noto esperto di nuovi movimenti religiosi, sostiene da anni che la “criminalità in colletti bianchi” è oggi affiancata, per una serie complessa di ragioni, da una “criminalità clericale”, diffusa presso ministri di tutte le confessioni che comprende anche — se non soprattutto — reati economici e finanziari (3). In tema di abusi sessuali Shupe sostiene — ancora in uno studio inedito presentato al convegno di San Francisco — che questi sono più diffusi fra il clero cattolico che altrove, anche se le cifre correnti sono certamente esagerate. Il sociologo dell’Indiana peraltro non è convinto che il celibato o la tolleranza dell’omosessualità spieghino il fenomeno: infatti alcune denominazioni al cui clero non viene richiesto il celibato — episcopaliani, avventisti — o che attaccano in modo militante le campagne per i diritti degli omosessuali — mormoni — avrebbero percentuali di rischio simili alla Chiesa cattolica. Il problema, ritiene Shupe, è che la Chiesa cattolica — come la Chiesa mormone o quella episcopaliana — è una struttura piramidale, gerarchica, con un sistema che tende naturalmente, a prescindere dalle buone intenzioni individuali, a proteggere una figura religiosa quando è attaccata dall’esterno. Questa dinamica, se ha portato in altri settori vantaggi alle Chiese organizzate in modo più gerarchico, avrebbe anche permesso ai pedofili di sentirsi in qualche modo protetti e tutelati. Shupe pensa che i casi di pedofilia clericale cattolica nell’ultimo trentennio negli Stati Uniti d’America e in Canada siano un paio di migliaia, e coinvolgano intorno all’uno per cento dei sacerdoti e dei religiosi. Ma ammette che le statistiche sono difficili perché, a partire da poche centinaia di condanne, occorre estrapolare e speculare sulla base di sondaggi su quanti casi non sono denunciati — oggi, certo, meno di ieri — per malintesa lealtà verso la Chiesa, per vergogna o per timore di conseguenze negative”. (M. Introvigne, Cristianità n. 282, 1998).

Pedofilo perchè malato.  Non perchè prete. La maggiornaza dei pedofili sono uomini sposati. 

Nel settembre del 2009 l’arcivescovo Silvano Tomasi, osservatore permanente della Santa Sede all’ONU di Ginevra, in una dichiarazione emessa in una riunione del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite a Ginevra, in relazione ai crimini sessuali sui minori, ha dichiarato che nel clero cattolico solo tra l’1,5% e il 5% dei religiosi ha commesso atti di questo tipo. È uscito un libro dal titolo Atti impuri nell’anno 2009 che riporta cifre aggiornate sulla pedofilia nella Chiesa americana. Tra il 1950 e il 2004 si sono registrati undicimila casi documentati di abusi sessuali su minori i cui autori sono preti. Mediamente i preti diocesani implicati negli abusi sono il 4,3 per cento. Alcun anni hanno prodotto percentuali molto alte di preti pedofili. Nel 1963, 1966, 1970, 1970 e nel 1974 si è arrivati all’otto per cento di predatori diocesani, fino al nove per cento del 1975. Nel libro si fanno anche delle estrapolazioni su quelli che possono essere i limiti del fenomeno pedofilia (abusi su minori) nella Chiesa e si stima che i casi sono stimabili in quaranta-sessantamila che farebbero salire il tasso dei preti abusanti a percentuali altissime.

Islam e pedofilia.

Nei paesi islamici ove vige la shari’a l’Unicef valuta in circa 60 milioni i casi di matrimonio tra uomini e bambine, pratica avallata dal Corano che nella sura 65 al-Talâq (il ripudio), versetto 4, fa esplicito riferimento alla possibilità per un uomo di divorziare dalla moglie “che non ha ancora il mestruo”. D’altra parte lo stesso Maometto, di cui ogni azione o comportamento è considerato dai musulmani esemplare e da imitare, quando aveva cinquant’anni sposò ‘A’isha che aveva 6 o 7 anni per consumare il matrimonio 3 anni dopo, come riportato nel Sahih di al-Bukhari, nel Sahih di Muslim e nel Sunan di Abu Da’ud, ben tre delle sei principali raccolte di hadith sunnite. Per denunciare questa situazione l’Unicef ha scelto come foto simbolo del 2007 uno scatto della fotografa americana Stephanie Sinclair che ritrae un afgano quarantenne accanto alla sposa undicenne. Nell’aprile 2008, inoltre, ha avuto vasta eco il caso di una bambina yemenita di otto anni che si è rivolta ad un tribunale per chiedere il divorzio.

Ieri Benedetto XVI si è rivolto direttamente alle vittime nella sua lettera pastorale ai cattolici dell’Irlanda (dove il fenomeno pedofilia nel clero è particolarmente forte): ” Quelli di voi che avete subito abusi nei convitti dovete aver percepito che non vi era modo di fuggire dalle vostre sofferenze. È comprensibile che voi troviate difficile perdonare o essere riconciliati con la Chiesa. A suo nome esprimo apertamente la vergogna e il rimorso che tutti proviamo. Allo stesso tempo vi chiedo di non perdere la speranza. È nella comunione della Chiesa che incontriamo la persona di Gesù Cristo, egli stesso vittima di ingiustizia e di peccato. Come voi, egli porta ancora le ferite del suo ingiusto patire. Egli comprende la profondità della vostra pena e il persistere del suo effetto nelle vostre vite e nei vostri rapporti con altri, compresi i vostri rapporti con la Chiesa. So che alcuni di voi trovano difficile anche entrare in una chiesa dopo quanto è avvenuto. Tuttavia, le stesse ferite di Cristo, trasformate dalle sue sofferenze redentrici, sono gli strumenti grazie ai quali il potere del male è infranto e noi rinasciamo alla vita e alla speranza. Credo fermamente nel potere risanatore del suo amore sacrificale – anche nelle situazioni più buie e senza speranza – che porta la liberazione e la promessa di un nuovo inizio”.

Giorgio Nadali

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Sacra Sindone. L’immagine della luce della Risurrezione


 Di Giorgio Nadali  www.giorgionadali.it

Dal 10 aprile al 23 maggio di quest’anno sarà possibile vedere con i nostri occhi la vittoria della vita sulla morte. L’immagine della risurrezione del corpo glorioso di Gesù Cristo impresso sulla Sindone. Un destino che attende anche noi – secondo la sua promessa in Gv 6,54: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue ha vita eterna; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». La Sacra Sindone attira anche in questa ostensione due milioni di visitatori proprio perché l’immagine è un segno visibile del potere di Dio sulla vita e sulla morte che ci rimanda al nostro destino finale e al cuore stesso della fede cristiana. Già San Girolamo (IV sec.) diceva: «Il sepolcro vuoto è la culla del Cristianesimo». In un passo dello Pseudo Cipriano – uno dei Padri della Chiesa e vescovo di Cartagine (III sec.) Gesù dice: «Voi mi vedrete così come si può vedere uno nell’acqua o in uno specchio».

Le probabilità della Sindone

C’è una perfetta coincidenza tra le narrazioni dei quattro Vangeli sulla Passione di Cristo e quanto si osserva sulla Sindone, anche riguardo ai particolari “personalizzati” del supplizio.
 

  • La flagellazione come pena a sé stante, troppo abbondante per essere il preludio della crocifissione (120 colpi invece degli ordinari 21).
  • La coronazione di spine, fatto del tutto insolito. La Sindone mostra ferite anche sulla calotta cranica. Era quindi un casco di spine, non una coroncina.
  • Il trasporto del patibulum. Sul dorso è presente il segno del trave orizzontale della croce. Peso del patibulum: circa 45 chili con sezione di 10 cm. di legno d’ulivo e larghezza di 180 cm. Portare l’intera croce (forse 120 chili) era impossibile e anche scomoda per innalzare il condannato.
  • La sospensione ad una croce con i chiodi invece delle più comuni corde.
  • L’assenza di crurifragio, la rottura delle tibie come colpo di grazia che davano i romani. Gesù era già morto (Gv 19,33) e gli fu risparmiato, realizzando così la Scrittura (Gv 19,36) di Numeri 9,12 e Esodo 12,46.
  • La ferita al costato inferta dopo la morte, con fuoruscita di sangue e siero.
  • Il mancato lavaggio del cadavere (per la morte violenta e una sepoltura affrettata).
  • L’avvolgimento del corpo in un lenzuolo pregiato e la deposizione in una tomba propria invece della fine in una fossa comune.
  • Il breve tempo di permanenza nel lenzuolo.

 

 

Valutando con un calcolo di probabilità 100 affermazioni che sono state fatte pro o contro l’autenticità della Sindone, l’ingegnere Giulio Fanti, docente all’Università di Padova, ed Emanuela Marinelli hanno ottenuto questo risultato: è più probabile il fatto che esca lo stesso numero al gioco della roulette per 52 volte consecutive, piuttosto che la Sindone non sia il lenzuolo funebre di Gesù di Nazareth!

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Se si getta in aria una moneta, si ha una probabilità su due (1/2) che si ottenga il lato della moneta prescelto; se si getta in aria un dado, la probabilità che si ottenga la del dado col numero prestabilito, sarà di una su sei (1/6).

Gettando in aria simultaneamente moneta e dado, poichè i due eventi sono tra di loro indipendenti, la probabilità che si ottenga contemporaneamente il lato della moneta e la faccia del dado prestabiliti, sarà di una su dodici (1/2 x 1/6= 1/12).

Ora prendiamo in esame le sette caratteristiche più significative comuni a Gesù di Nazareth (secondo il racconto evangelico) e all’Uomo della Sindone e vediamo quante sono le probabilità che tali caratteristiche si trovino riunite contemporaneamente su uno stesso uomo che abbia subìto il supplizio della crocifissione.

1 –  Sia Gesù sia l’Uomo della Sindone sono stati avvolti in un lenzuolo funebre dopo la morte per crocifissione.

E’ noto che non molti crocifissi possono avere avuto una regolare sepoltura (era il supplizio più ignominioso riservato a schiavi, briganti, assassini e continuava dopo morte nel disprezzo al cadavere): una probabilità su cento (1/100).

2 –  Tanto Gesù quanto all’Uomo della Sindonico è stato posto sul capo un casco di spine. Nessun documento storico ricorda una tale usanza. Limitiamo questa lontanissima probabilità a una su cinquemila (1/5000).

3 –  Il patibulum ha pesantemente gravato sulle spalle dell’Uomo della Sindone come su quelle di Gesù. Un peso di 45 chili.

Solo a volte il condannato doveva portare il palo orizzontale della croce fino al luogo di esecuzione: una probabilità su due (1/2).

4 –  Stessa probabilità (1/2) per come risultano fissate le mani e i piedi della croce. Nei polsi (“spazio di Destot”), per rendere statica la crocifissione. Non nei palmi della mani, come nell’iconografia classica. L’immagine non mostra i pollici perchè bucando in quel punto il nervo mediano provoca la ritrazione dei pollici. I condannati potevano essere fissati con inchiodamento o mediante una più semplice e rapida legatura con funi.

5 –  Il Lenzuolo sindonico rivela una ferita al costato destro dell’Uomo che ha avvolto.  Il Vangelo di Giovanni narra che a Gesù: “Non spezzarono le gambe, ma un soldato gli aperse il costato con la sua lancia, e subito uscì sangue ed acqua”. Forse una probabilità su dieci (1/10).

6 –  L’Uomo della Sindone è stato avvolto nel lenzuolo appena deposto dalla croce, senza che venisse effettuata alcuna operazione di lavaggio e unzione del cadavere; lo stesso è accaduto a Gesù, in quanto stava per arrivare la Pasqua ebraica durante la quale nessun lavoro manuale poteva essere eseguito: una probabilità su venti (1/20).

7 –  La Sindone reca l’impronta del cadavere di un uomo, ma non tracce di putrefazione.

Dunque essa ha avvolto un corpo umano per un periodo breve, e tuttavia sufficiente perchè vi imprimesse un’orma.

Il cadavere di Gesù riposò nel sepolcro per poco più di trenta ore, dalla sera del venerdì all’alba della domenica.

E’ una straordinaria concordanza che autorizza a considerarla una probabilità su cinquecento (1/500).

Da questa analisi il Prof. Bruno Barberis ha poi ricavato la probabilità complessiva che è data dal prodotto delle singole probabilità considerate;

eccola:

1/100 x 1/5000 x 1/2 x 1/2 x 1/10 x 1/20 x 1/500 x 1/200.000.000

In linea con gli studiosi suoi predecessori, ha potuto dedurre che su 200 miliardi di ipotetici crocifissi UNO SOLO può aver posseduto le stesse identiche caratteristiche comuni a Gesù e all’Uomo della Sindone, ed è il Vangelo che ci dice il suo nome: GESU’ CRISTO, che patì sotto Ponzio Pilato, fu crocifisso, morì e fu sepolto e che il terzo giorno risuscitò da morte.

La luce della Risurrezione

‑­Uno studio molto importante è stato condotto nel 1996 da un chirurgo uroginecologo statunitense cattolico, August Accetta (51 anni) – fondatore dello Shroud Center of Southern California –  il quale ha realizzato un esperimento su se stesso iniettandosi una soluzione di difosfato di metilene contenente tecnezio-99m – un isotopo radioattivo usato in medicina nucleare – che decade rapidamente. Ogni atomo di tecnezio emette un unico raggio gamma che può essere registrato da una apposita apparecchiatura di rilevamento. L’obiettivo era quello di realizzare un’immagine provocata da una radiazione emessa da un corpo umano. Secondo il dott. Accetta, infatti, l’immagine sulla Sindone potrebbe essere stata causata dall’energia sprigionatasi all’interno del corpo di Cristo al momento della resurrezione. Le immagini ottenute sono molto simili a quelle che si osservano sulla Sindone e davvero questo esperimento arriva fin sulla soglia del mistero di quell’impronta che richiama il mistero centrale della fede.

Accetta riferisce che solo un evento miracoloso può spiegare pienamente la complessità dell’immagine. Il medico pensa che quando il corpo di Gesù è diventato di luce, il lenzuolo della Sindone che lo copriva ha iniziato a passare attraverso il corpo perdendo la sua gravità. Accetta teorizza che mentre il lenzuolo funerario cadeva, esso   assunse la corrispondente energia e le informazioni tridimensionali presenti sull’immagine, impossibili da riprodurre.  

A Roma nel 2008 dei ricercatori italiani hanno ‘ricreato’ la Sacra Sindone: irradiando tessuti di lino con un brevissimo e potentissimo lampo di luce prodotto da laser a eccimeri del Centro Enea di Frascati, sono riusciti a imprimere immagini con le stesse caratteristiche della figura della Sacra Sindone, in cui la colorazione riguarda solo le fibrille piu’ superficiali, senza passaggio di colore sul rovescio della tela. I risultati dei loro esperimenti sono pubblicati sulla rivista Applied Optics e secondo Giuseppe Baldacchini, coordinatore della ricerca, avvalorano l’ipotesi che da sempre la Chiesa sostiene, e cioe’ che l’immagine di Cristo sia stata originata da un potente lampo di luce attribuito alla resurrezione

Una fortissima luce dunque si sprigionò da quel corpo all’interno di una grotta-sepolcro buia. Osservando l’immagine si nota che il volto non è illuminato né da destra né da sinistra. E’ esso stesso fonte di luce. Non corrisponde ad alcun stile pittorico, anzi, è stato modello di immagini sacre sin dai primi secoli. Sull’immagine non c’è pigmento. Non è un dipinto, non è prodotto dal contatto con un bassorilievo riscaldato.  Se la si osserva da meno di tre metri di distanza l’immagine scompare. La stessa si vede meglio al negativo fotografico. Vi sono presenti pollini della Terra Santa e tracce di aragonite, visibili solo al microscopio. E’ polvere presente in Terra Santa. Tasferita sui ginocchi di Gesù in seguito alle tre cadute.  Si trovano sul telo tracce di aloe e di mirra oltre che di aragonite (una composizione di carbonato di calcio, ferro e stronzio), una terra presente a Gerusalemme e, in particolare, in una tomba studiata dal Levy-Setti, ricercatore di Chicago che, confrontando con l’aragonite della Sindone, ha concluso che le due terre sono esattamente uguali.

Impossibile il falso

Nel Medio Evo erano completamente ignorate le conoscenze storiche e archeologiche sulla flagellazione e la crocifissione del I secolo, di cui si era persa la memoria. L’eventuale falsario medievale non avrebbe potuto raffigurare Cristo con particolari in contrasto con l’iconografia medievale: corona di spine a casco, trasporto sulle spalle del solo patibulum (la trave orizzontale della croce), chiodi nei polsi e non nelle mani, corpo nudo, assenza del poggiapiedi. Inoltre avrebbe dovuto tener conto dei riti di sepoltura in uso presso gli ebrei all’epoca di Cristo.

Lo stesso falsario avrebbe dovuto immaginare l’invenzione del microscopio, avvenuta alla fine del XVI secolo, per aggiungere elementi invisibili ad occhio nudo: pollini, terriccio, siero, aromi per la sepoltura, aragonite.

Il falsario avrebbe dovuto conoscere la fotografia, inventata nel XIX secolo, e l’olografia realizzata negli anni ’40 del XX secolo. Per “disegnare” il rivolo di sangue a forma di 3 rovesciato sulla fronte avrebbe dovuto saper distinguere tra circolazione venosa e arteriosa, studiata per la prima volta nel 1593 da Andrea Cesalpino, nonché essere in grado di macchiare il lenzuolo in alcuni punti con sangue uscito durante la vita ed in altri con sangue post-mortale; rispettando inoltre, nella realizzazione delle colature ematiche, la legge della gravità, scoperta nel 1666.

Ma si sa – «per chi crede ogni miracolo è superfluo, per chi non crede nessun miracolo è sufficiente» (Franz Werfel). La Sacra Sindone rimane il segno visibile che la morte non ha l’ultima parola. Per questo parla direttamente al cuore di chi la venera. Non ci rimane che unirci a Pietro (Gv 6,68-69) nella sua esclamazione: «Signore, da chi andremmo noi? Tu hai parole di vita eterna e noi abbiamo creduto e abbiamo conosciuto che tu sei il Santo di Dio».

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Il contributo della Chiesa al progresso della Scienza. Tutta la verità contro le menzogne illuministe e razionaliste


di Giorgio Nadali    www.giorgionadali.it

 

La cosiddetta rivoluzione scientifica del XVI secolo è stata mal interpretata da coloro che desideravano sostenere un conflitto insito tra scienza e religione. In quell’epoca, infatti, si ottennero conquiste straordinarie, che non vennero però prodotte da un’esplosione di pensiero laico. Piuttosto, esse furono il culmine di molti secoli di progressi sistematici portati avanti dagli scolastici medievali e sorretti da un’invenzione del XII secolo prettamente cristiana: l’università. Scienza e religione non solo erano compatibili, ma addirittura inseparabili, e la scienza nacque grazie a studiosi cristiani profondamente religiosi”.[1] “Quando si parla di come il Cristianesimo abbia contribuito allo sviluppo della ragione e del progresso non si tratta soltanto di chiacchiere; la caduta dell’Impero Romano favorì un’era di invenzioni e innovazioni straordinarie.

Le menzogne dell’Illuminismo

Per apprezzarne la portata è però necessario affrontare un’incredibile menzogna che per lungo tempo ha deformato la nostra conoscenza della storia. Negli ultimi due o tre secoli, le persone istruite sapevano che nel periodo storico che va dalla caduta di Roma fino all’incirca al XV secolo, l’Europa era sprofondata nei cosiddetti Secoli Bui: secoli di ignoranza, superstizione e miseria da cui, all’improvviso e quasi per miracolo, ci salvò prima l’avvento del Rinascimento e, successivamente, dell’Illuminismo. Questo non è vero, anzi la tecnologia e la scienza europee sorpresero e superarono il resto del mondo proprio durante questo periodo considerato oscuro. L’idea che l’Europa fosse precipitata in secoli bui fu creata ad arte da intellettuali antireligiosi e accaniti anticattolici del XVIII secolo che, determinati ad affermare la superiorità culturale della loro epoca, la magnificavano denigrando i secoli precedenti. Voltaire, ad esempio, disse che un’epoca di “barbarie, superstizione, [e] ignoranza coprì la faccia della Terra”. Opinioni di questo tipo furono così frequenti e unanimi che, fino a poco tempo fa, persino i dizionari e le enciclopedie presentavano i Secoli Bui come un fatto storico. Alcuni studiosi parvero persino implicare che le stesse persone vissute, ad esempio, nel IX secolo, descrivessero la loro epoca come sottosviluppata e superstiziosa.[2]   

L’Università invenzione cristiana

Quando, nel XII secolo, viene fondata dalla Chiesa l’università era qualcosa di completamente nuovo, un’istituzione dedicata esclusivamente all’istruzione superiore. Quest’invenzione cristiana era abbastanza diversa… Le università non furono istituzioni fondate per ripetere le conoscenze ricevute dai greci, ma assolutamente pronte a criticare e correggere gli antichi. Le prime due università sorsero a Parigi e Bologna alla metà del XII secolo. Poi, intorno al 1200, furono fondate quelle di Oxford e Cambridge, seguite da una marea di nuove istituzioni nel XIII secolo… La scienza nacque proprio in queste prime università. Si tenga presente che si trattava di istituzioni profondamente cristiane: tutti gli appartenenti alle facoltà facevano parte di ordini religiosi e, di conseguenza, si può dire lo stesso per la maggior parte dei primi scienziati… Il vescovo Nicola Cusano (1401-1464) sostenne “che un uomo che si trovi sulla terra, o sul Sole, o su qualche altra stella, crederà sempre che la posizione che occupa è il centro immoto, e che tutte le altre cose sono in movimento”. Ne conseguiva che gli uomini non dovessero fidarsi del fatto che percepivano la Terra come ferma; forse non lo era. Su queste basi non fu certo un salto nel buio sostenne che la Terra ruotava intorno al Sole. Tutte queste teorie formulate durante i Secoli Bui erano ben note a Copernico, che non era un canonico della Chiesa isolato in una zona remota della Polonia, come spesso viene descritto, ma uno degli uomini più colti della sua generazione, formatosi presso le Università di Cracovia, Bologna (probabilmente la migliore università d’Europa), Padova e Ferrara. Nei cosiddetti Secoli Bui il progresso fu tale che, non più tardi del XIII secolo, l’Europa si era spinta ben oltre Roma, la Grecia e il resto del mondo. Perché? Principalmente perché il Cristianesimo insegnava che il progresso era “normale” e che “nuove invenzioni sarebero sempre state prossime”. Questa era l’idea rivoluzionaria. E la fiducia nel progresso non si limitava solamente alla tecnologia e alla cultura più elevata. L’uomo medievale europeo era altrettanto incline a sviluppare modi migliori per fare le cose.[3]     

Astronomia cristiana

La verità su Galileo Galilei

All’inizio Galileo e la sua opera furono ben accolti celebrati dagli uomini di Chiesa più eminenti. Verso la fine del 1610 padre Cristoforo Clavio scrisse a Galileo per informarlo che i suoi colleghi astronomi, gesuiti, avevano confermato le scoperte da lui fatte con il telescopio. Quando, l’anno dopo, si  recò a Roma, Galileo fu salutato con entusiasmo dalle figure religiose tanto quanto da quelle secolari. In quell’occasione Galileo scrisse a un amico: “sono stato ricevuto accolto con favore da molti illustri cardinali, prelati e principi di questa città”.  Galileo ebbe il piacere di una lunga udienza con il Papa, Paolo V, mentre i gesuiti del collegio Romano celebrarono le sue scoperte con una giornata di attività. Galileo ne fu entusiasta: davanti a un pubblico di cardinali, studiosi e intellettuali secolari di spicco, studenti di padre Cristoforo Grienberger e padre Clavio parlarono delle grandi scoperte dell’astronomo toscano. Si trattava di studiosi di distinzione considerevole. Padre Griensberger, che verificò personalmente la scoperta delle lune di Giove fatta da Galileo fu un astronomo eminente: inventò telescopio con montatura “equatoriale”, che ruotava su un’asse parallelo a quello della terra, e contribuì allo sviluppo del telescopio rifrangente in uso oggi. Padre Clavio, uno dei grandi matematici del suo tempo, produsse il calendario Gregoriano (entrato in vigore nel 1582), grazie al quale furono risolte le imprecisioni che avevano piagato il vecchio calendario giuliano. I calcoli fatti da padre Clavio per stabilire la lunghezza dell’anno solare il numero dei giorni necessari a tenere il calendario in linea con l’anno solare – novantasette giorni intercalari ogni quattrocento anni – furono così precisi che gli studiosi, ancora oggi, non sanno capacitarsi di come vi sia giunto.[4]

San Alberto Magno diceva che la donna è un uomo mal riuscito, ma inventa la scienza sperimentale

Un’altra grande figura del Duecento fu sant’Alberto il Grande, detto anche Alberto Magno (c. 1200 – 1280). Alberto studiò a Padova; successivamente abbracciò l’ordine domenicano e insegnò in vari priorati in Germania prima di iniziare la carriera presso l’Università di Parigi, nel 1241… Alberto magno fu celebre naturalista registrò un’enorme quantità di dati sul mondo che lo circondava. La sua prodigiosa produzione compresa la fisica, la logica, la metafisica, la biologia, la psicologia e svariate scienze della terra. Come Roger Bacon, Alberto Magno fu diligente nell’annotare l’importanza dell’osservazione diretta nell’acquisizione della conoscenza del mondo fisico. Nel De mineralilibus spiegò che lo scopo della scienza naturale non era “limitarsi d’accettare le affermazioni altrui, vale a dire ciò che è narrato dalla gente, ma a indagare da sé le cause che operano nella natura…

Il vescovo che crea lo standard per gli esperimenti scientifici

Altra figura di spicco del XIII secolo fu Robert Grosseteste. Cancelliere di Oxford e vescovo di Lincoln (la diocesi più grande d’Inghilterra). Grosseteste ebbe la stessa enorme quantità d’interessi e conseguì la medesima quantità di risultati scientifici che caratterizzano le figure di Roger Bacon e Alberto Magno. Grosseteste era stato influenzato dalla celebre scuola di Chartres, particolarmente da Thierry. Considerato uno degli uomini più eruditi del medioevo, Grosseteste è stato il primo ad aver messo per iscritto una serie completa di passi necessari alla realizzazione di un esperimento scientifico”.[5]

Invenzioni gesuite. Orologi a pendolo, pantografi,  barometri, telescopi e  microscopi a riflessione.

I gesuiti avevano contribuito allo sviluppo degli orologi a pendolo, dei pantografi, dei barometri, dei telescopi e dei microscopi a riflessione, ed esposto diverse teorie in vari campi scientifici, come il magnetismo, l’ottica e l’elettricità. Osservarono, in alcuni casi prima degli altri, le fasce colorate della superficie di Giove, la nebulosa di Andromeda e gli anelli di Saturno. Avanzavano teorie sulla circolazione del sangue (indipendentemente da Harvey), sulla possibilità teorica di volare, sul modo in cui la luna provoca le maree e sulla natura della propagazione della luce tramite le onde. Le mappe delle stelle nell’emisfero meridionale, la logica simbolica, le misure per controllare i flussi del Po e dell’Adige, l’introduzione dei segni “più” e “meno” nella matematica italiana, furono tutti successi tipici della Compagnia, e scienziati influenti come Fermat, Huygens, Leibniz e Newton il non furono i soli a tenerli da conto come preziosi consulenti…

Trentacinque crateri dalla luna hanno preso nome da scienziati e matematici gesuiti

I gesuiti vantarono anche numerosi matematici straordinari, che apportarono alla propria disciplina importanti contributi. Nella lista dei più eminenti matematici esistiti tra il 900 a.C. e il 1800, stilata da Charles Bossut, uno dei primi storici della matematica,sedici su trecentotre sono gesuiti. Questa cifra, corrisponde al 5% dei maggiori matematici in un periodo di 2700 anni, diventa ancora più impressionante quando pensiamo che i gesuiti sono esistiti per appena due di quei ventisette secoli! A ciò si aggiunga che circa trentacinque crateri dalla luna hanno preso nome da scienziati e matematici gesuiti. Ai gesuiti si deve anche l’introduzione della scienza occidentale in luoghi remoti quale la Cina e l’India. Nella Cina del XVII secolo, in particolare, i gesuiti portarono significativo corpus di dati scientifici e un vasto repertorio di strumenti logici per la comprensione dell’universo fisico, fra le quali la geometria euclidea, che rendeva comprensibile il moto planetario”.[6]

La “scienza dei gesuiti”. La geologia

Qual è la scienza che è stata chiamata “la scienza dei gesuiti”? La geologia! E il fondatore della geologia e della stratigrafia moderna fu padre Niccolò Stenone (1638-1686), un prete gesuita convertito dal luteranesimo.  Fu in seguito  eletto vescovo. Beatificato da Giovanni Paolo II nel 1988. Il suo De solido intra solidum naturaliter contento dissertationis prodromus, ne fa uno dei principali fondatori della moderna geologia. La sua famosa frase “pulchra sunt quae videntur, pulchriora quae sciuntur, longe pulcherrima quae ignorantur” (belle sono le cose che si vedono, più belle quelle che si conoscono, bellissime quelle che si ignorano) potrebbe ben essere presa come esempio di giusta curiosità intellettuale, fondamento per la ricerca scientifica di tutti i tempi. Come anatomista Stenone scoprì il dotto parotideo (dotto di Stenone); a lui spetta anche il merito della corretta interpretazione della funzione ghiandolare e della distinzione tra ghiandole secernenti e linfonodi. Dimostrò che il cuore è un muscolo, e non la fonte del calore o la sede dell’anima. Interpretò correttamente le circonvoluzioni cerebrali come sede delle funzioni cognitive superiori, ponendosi in contrasto con le allora dominanti teorie cartesiane. Scoprì la funzione delle ovaie e delle tube uterine.

Il padre gesuita dell’egittologia

Fu padre Athanasisus Kircher (1602-1680). Kircher è stato paragonato al suo confratello gesuita Ruggiero Giuseppe Boscovich e a Leonardo da Vinci per la sua enorme varietà di interessi, ed è stato onorato con il titolo di “maestro in un centinaio d’arti”.

Il prete che inventa il pendolo convincendo  nove confratelli a contare ottantasettemila oscillazioni in un giorno

Furono numerosi i gesuiti che nel tempo si distinsero in campo scientifico; tra gli altri, padre Giambattista Riccioli, noto a molti di noi per i suoi numerosi contributi scientifici tra i quali – fatto poco noto – l’aver misurato l’accelerazione di un corpo in caduta libera… Agli studiosi non è sfuggito che i gesuiti ebbero un apprezzamento particolarmente acuto per l’importanza della precisione nella pratica della scienza sperimentale. Padre Riccioli fu la prova vivente di tale impegno. Al fine di sviluppare un accurato pendolo da un secondo, padre Riccioli riuscì a convincere nove confratelli a contare circa ottantasettemila oscillazioni in un solo giorno. Grazie questo accurato pendolo, fu in grado di calcolare la costante di gravità.

Il prete gesuita che sviluppò il primo metodo geometrico per calcolare l’orbita planetaria

Uno dei maggiori scienziati gesuiti fu padre Ruggero Boscovich (1711-1787) Padre Boscovich sviluppò il primo metodo geometrico per calcolare l’orbita planetaria sulla base di tre osservazione della sua posizione. La sua Theoria philosophiae naturalis, pubblicata per la prima volta nel 1758 attrasse ammiratori ai suoi tempi e sempre ne ha attratti, da allora per il suo ambizioso tentativo di comprendere la struttura dell’universo avendo come punto di riferimento una singola idea… L’originale contributo di Boscovich anticipò gli obiettivi e molti degli elementi della fisica atomica novecentesca…Padre Athanasius Kircher (1602-1680) ricorda padre Boscovich per l’enorme gamma dei suoi interessi; egli è stato paragonato a Leonardo da Vinci e onorato con il titolo di “maestro di 100 arti”.[7]

 

Alcuni scienziati cristiani

 Albert Einstein 1879 – 1955 

“La scienza senza la religione è zoppa. La religione senza la scienza è cieca”.

Isaac Newton 1642 – 1727 

Fra i più conosciuti scienziati della storia dell’umanità. Fondamentali i suoi lavori sull’ottica, le sue tre leggi della dinamica, pose le basi per il calcolo differenziale ed integrale ecc. Sebbene la sua religiosità non aderiva integralmente ad una particolare dottrina, egli era molto attirato dal Cristianesimo, tanto che interpretò l’Apocalisse di San Giovanni. Alcuni suoi biografi affermano che il libro che leggeva più di ogni altro (scientifico o non) era la Bibbia. 

“Questa notte io fui assorbito dalla meditazione della natura. Ammiravo il numero, la disposizione, la corsa di quei globi innumerevoli. Ma ammiravo ancor più l’Intelligenza infinita che presiede a questo vasto meccanismo. Dicevo a me stesso: Bisogna essere ben ciechi per non restare estasiati a questo spettacolo, sciocchi per non riconoscerne l’Autore, pazzi per non adorarlo”

“L’uomo che non ammette Dio è un pazzo”

Renè Descartes 1596 – 1650

“[…] non mancherò di accennare nella mia fisica a parecchie questioni metafisiche e, le verità matematiche, che voi dite eterne, sono state particolarmente, a questa: stabilite da Dio e ne dipendono interamente, al pari di tutto il resto nelle sue creature. Sarebbe infatti parlare di Dio come di un Giove o di un Saturno ed assoggettarlo allo Stige o al Destino, sostenere che queste verità sono indipendenti da lui. Non abbiate timore – vi prego – di assicurare e pubblicare ovunque che è Dio che ha stabilito queste leggi in natura, come un re stabilisce le leggi nel suo regno”.

                                                                          Guglielmo Marconi 1874-1937 

“La scienza è incapace di dare la spiegazione della vita; solo la fede ci può fornire il senso dell’esistenza: sono contento di essere cristiano “.

  Michael Faraday 1791 – 1867 

Le sue dimostrazioni stabilirono che un campo magnetico variabile produce un campo elettrico. Questa relazione è espressa matematicamente mediante la Legge di Faraday-Neumann-Lenz, che divenne successivamente una delle quattro equazioni di Maxwell. Queste si sono evolute nella generalizzazione conosciuta come teoria dei campi.

“La notizia e il rispetto di Dio giungono al mio spirito attraverso vie così sicure come quelle che ci conducono alle verità nell’ordine fisico”

“L’uomo può scorgere anche nelle cose materiali e nella creazione del mondo le tracce invisibili di Dio, cioè riconoscerlo nel suo operato e nella sua potenza eterna e divina.”

Galileo Galilei 1564 – 1642

Un’errata interpretazione letterale di un testo dell’Antico testamento della Bibbia, portò alla condanna di Galileo: “Allora, quando il Signore mise gli Amorrei nelle mani degli Israeliti, Giosuè disse al Signore sotto gli occhi di Israele: «Sole, fèrmati in Gàbaon e tu, luna, sulla valle di Aialon». Si fermò il sole e la luna rimase immobile finché il popolo non si vendicò dei nemici. Non è forse scritto nel libro del Giusto: «Stette fermo il sole in mezzo al cielo e non si affrettò a calare quasi un giorno intero”. (Giosuè 10,12-13)  Galilei ha cercato di sostenere le sue ricerche circa il movimento della Terra sostenendo che la Scrittura insegnava quello che lui indicava, e cercando anche un’interpretazione non letterale dei testi sacri. Galileo stesso, cattolico fervente, si difese affermando che le Sacre Scritture usano metafore e simboli e non pretendono di spiegare come la natura agisca, esprimendo lo stesso concetto della celebre frase del cardinale Cesare Baronio. quindi di un eminente rappresentante della Chiesa, secondo il quale: “Le Scritture spiegano come si vada in cielo e non come va il cielo”: cioè che esse hanno lo scopo di insegnare agli uomini la fede e la morale, e non l’astronomia e le altre scienze. Egli, cioè, negava proprio l’inerranza della Bibbia nelle sue parti storiche e scientifiche. Il 31 ottobre 1992 Giovanni Paolo II annullò la condanna inflitta a Galileo, e riconobbe come valida per la Chiesa cattolica la posizione di Galileo. Fu una “tragica reciproca incomprensione” disse nel discorso alla Pontificia Accademia delle Scienze.

” la Scrittura non ci insegna come vada il Cielo , ma come si vada in Cielo “

“Nelle mie scoperte scientifiche ho appreso più col concorso della divina grazia che con i telescopi”.

                                                                        Niccolò Copernico 1473 – 1543

Copernico, in Polonia, ricopriva la carica di canonico. Fu il primo  a mettere in dubbio il sistema astronomico geocentrico, proponendo la sua concezione eliocentrica. Ancora oggi si parla di “rivoluzione copernicana”. E’ considerato l’iniziatore della rivoluzione astronomica moderna. Copernico fu inoltre consultato dal quinto Concilio lateranense in merito alla riforma del calendario, fatto che dimostra ulteriormente la sua stretta adesione alla Chiesa cattolica e alla sua fede.

                                                           Blaise Pascal 1623- 1662

Riuscì a formalizzare i fondamenti per la teoria della probabilità, inventò la prima calcolatrice, inventò la siringa, approfondì il concetto di “pressione” (una delle unità di misura della pressione è il “Pascal”), elaborò il “Principio di Pascal” e il “Teorema di Pascal” ecc. Profondamente religioso (cattolico) volle scrivere un’immensa opera per rendere ragione della verità della fede cristiana. Non vi riusci’ perché morì (confessato e comunicato) a soli 39 anni.  Fra le altre frasi in difesa del Cristianesimo e della religione, scrisse: “Gli uomini disprezzano la religione; la odiano, e hanno paura che sia vera. Per guarire da tutto questo, bisogna incominciare a dimostrare che la religione non è affatto contraria alla ragione, che è degna di venerazione, bisogna averne rispetto; poi, bisogna renderla amabile; fare desiderare dai buoni che essa sia vera; e poi dimostrare che è vera”.

“La natura ha delle perfezioni per dimostrare che essa è l’immagine di Dio e ha dei difetti per mostrare che ne è solo un’immagine”.

“Il cuore, non la ragione, sente Dio; ecco ciò che è la fede: Dio sensibile al cuore, non alla ragione”.

      Augustin Louis Cauchy. 1789 – 1857

Importantissimo militante cattolico della Francia del periodo rivoluzionario.  Grande matematico che lavorò molto sulle funzioni di variabile complessa, sulla teoria delle equazioni differenziali, sulle formulazioni dei teoremi dell’analisi infinitesimale.

 “Se non ammettiamo l’esistenza di Dio come cristiani, dobbiamo ammetterla come matematici”

                                                                         Georges Lemaître 1894 -1966

                                                         Il prete che formula la teoria del Big Bang

Fu questo prete gesuita belga, fisico e astronomo  –  insieme a George Gamow – a formulare  la teoria del Big Bang sull’origine dell’ universo.

                                                                         Gottfried Leibniz  1646 -1716

Realizzò la prima calcolatrice in grado di moltiplicare e dividere, introdusse il sistema numerico binario, contese la paternità del calcolo infinitesimale ad Isaac Newton, introdusse il calcolo differenziale e il simbolo dell’ integrale, teorizzò il Principio di ragion sufficiente per dimostrare l’ esistenza di Dio.

                                                            Ruggero Bacone (Roger Bacon) 1214 -1294

                                                                 Il frate che ha inventato i tuoi occhiali

Se stai leggendo questo libro con gli occhiali, puoi ringraziare questo teologo, scienziato, filosofo e alchimista inglese, detto “Doctor Mirabilis”. Fu questo frate francescano l’inventore di questo prezioso aiuto per la vista. La sua “Opus Majus” contiene trattazioni di matematica, ottica, alchimia e manifattura della polvere da sparo, le posizioni e le estensioni dei corpi celesti, compresa la chiara affermazione della rotondità della terra; l’opera inoltre anticipa successive invenzioni – oltre agli occhiali – anche il microscopio, il telescopio,  le macchine volanti e le navi a vapore. Bacone studia anche l’astrologia ed è convinto che i corpi celesti esercitino una influenza sul fato e la mente degli umani. A lui si deve anche una critica al calendario giuliano allora in uso. Per primo dopo gli scienziati ellenistici riconosce lo spettro visibile in un bicchiere d’acqua, secoli prima dei lavori di ottica di personaggi come Marcantonio de Dominis, Cartesio e Isaac Newton. A lui si devono anche misurazioni sull’arcobaleno.

Jérome Lejeune 1926 -1994                                                                           

                                                            Il pediatra beato della sindrome di Down

Pediatra e genetista cattolico francese. Scoprì l’anomalia genetica (trisomia del cromosoma 21) che causa la sindrome di Down. Fu il primo a promuovere l’uso dell’acido folico come prevenzione della spina bifida. Molte sono le sue ricerche e pubblicazioni su varie sindromi cromosomiche (monosomie, trisomie, delezioni e translocazioni autosomiche, sindromi di Klinefelter, di Turner e X-fragile, mosaicismi). Attualmente è in corso la sua causa di beatificazione da parte della Chiesa cattolica.

«Una frase, una sola giudicherà la nostra condotta, la parola stessa di Gesù: «Ciò che avrete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avrete fatto a me»

Carl Gustav Jung 1875 -1961

 

Il padre cattolico della psicanalisi

Figlio di un pastore e teologo protestante (Paul Jung) fu uno psichiatra e psicoanalista svizzero. La sua tecnica e teoria di derivazione psicoanalitica è chiamata “psicologia analitica”. Carl Gustav Jung osservò che i suoi pazienti non guarivano sintanto che non acquisivano «un atteggiamento di rispetto o di umiltà nei confronti di una realtà più grande di loro»[8].

Alessandro Volta  1745 – 1827

                                                                           Il catechista inventore

Inventore della pila, il primo generatore di corrente continua, importantissimo per lo sviluppo delle scienze sperimentali. Fervente cattolico. Frequentatore della Santa Messa (anche quotidiana) e dei sacramenti (Comunione e Confessione), recitava quotidianamente il Rosario, insegnava la dottrina cattolica ai ragazzi.

                                                                           Louis Pasteur 1822 – 1895

                                                       Il cattolico fondatore della microbiologia

E’ il fondatore della moderna microbiologia, scoprì il ruolo dei microorganismi nelle fermentazioni, classificandoli in aerobici ed anaerobici, scoprì che la produzione indesiderata di acido lattico e acido acetico nelle bevande alcoliche è dovuta a microorganismi, ideò il processo di conservazione del latte, detto pastorizzazione, isolò il bacillo del carbonchio, sviluppò una forma attenuata del virus responsabile della rabbia, utilizzabile come vaccino. La sua attività salvò la vita di migliaia di persone. Era un fervente cattolico. Si ricordano sue affermazione in opposizioni a una certa filosofia atea: “In nome di quale nuova scoperta, filosofica o scientifica, si possano estirpare dall’animo umano queste grandi preoccupazioni?. Mi sembrano di essenza eterna, perché il mistero che avvolge l’Universo e di cui esse sono emanazione è esso stesso eterno per natura»

“Se pretendere di introdurre la religione nella scienza è da spirito falso, più falso ancora è lo spirito di chi pretende di introdurre la scienza nella religione, poiché egli è tenuto al più grande rispetto del metodo scientifico”

                                                                        Antonino Zichichi  1929 –

                      Anche in matematica esistono  cose vere, ma non domostrate

Scienziato e fisico italiano impegnato nelle ricerche nel campo della fisica delle particelle elementari. Zichichi è anche autore e sostenitore di un’aspra critica alla teoria darwiniana dell’evoluzionismo, per quanto riguarda la specie umana. A suo avviso sarebbe priva di sufficienti prove scientifiche e di una solida base matematica, e sarebbe da alcuni usata per negare l’esistenza di Dio. Infatti, afferma Zichichi, non esiste un’equazione matematica dell’evoluzione delle specie animali, e dunque la teoria evoluzionistica non sarebbe fondata sul metodo galileiano che si regge sulla matematica. Inoltre, sostiene che anche da un punto di vista biologico e paleontologico la teoria evoluzionistica sia carente di prove, e abbondante di anelli mancanti e passaggi miracolosi. Zichichi non risparmia critiche anche ai creazionisti che non tengono conto della scienza, e propone una diversa visione della ricerca scientifica in questo campo. Egli infatti ritiene, come esplicita chiaramente nel suo libro Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, che esistano prove concrete dell’evoluzione delle specie viventi e anche dell’uomo, che però egli pensa non si possa ridurre a un semplice prodotto dell’evoluzione biologica. Zichichi ricorda che anche in matematica esistono assiomi creduti, ma non dimostrati e cita la congettura di Goldbach, uno dei più vecchi problemi irrisolti nella teoria dei numeri – l’editore britannico Tony Faber offrì un premio di 1.000.000 di dollari per una dimostrazione della congettura nata nel 1742. Il premio sarebbe stato assegnato solo per dimostrazioni inviate per la pubblicazione entro aprile 2002, ma mai reclamato. La congettura dice che ogni numero pari maggiore di 2 può essere scritto come somma di due numeri primi (lo stesso numero primo può essere usato due volte). Creduta sì, ma mai dimostrata. Per cui Zichici conclude che “l’uomo sa di non poter dimostrare tutti i teoremi possibili della logica dell’Immanente. Ecco perché non ha senso dire: “crederei in Dio se esistesse il Teorema di Dio e se qualcuno riuscisse a dimostrarlo”. [9]  

Se l’uomo dei nostri tempi avesse una cultura veramente moderna , dovrebbe sapere che la teoria evoluzionistica non fa parte della Scienza galileiana. A essa mancano i due pilastri che hanno permesso la grande svolta del milleseicento: la riproducibilità e il rigore. Insomma, mettere in discussione l’esistenza di Dio, sulla base di quanto gli evoluzionisti hanno fino a oggi scoperto, non ha nulla a che fare con la Scienza. Con l’oscurantismo moderno, sì… Promuovere la Teoria dell’Evoluzione Biologica della specie umana al rango di teoria scientifica corroborata da prove sperimentali e in grado di negare l’esistenza di Dio, è uno degli atti di mistificazione culturale più gravi che siano stati commessi da quando è nata la Scienza”.[10]

 

Evoluzionismo, Creazionismo o Concordismo?

 

Creazionisti – La creazione avviene esattamente come è descritta nei primi undici capitoli della Genesi. Fondamentalismo protestante, Mormoni, Amish, Chiese ortodosse, Testimoni di Geova.  

Concordisti (Evoluzionisti teisti) – Accetta le tesi dell’evoluzionismo, ma anche un’eventuale evoluzione diuna specie animale al livello richide necessariamente un intervento di Dio. Chiesa cattolica, Chiesa anglicana. Il cardinale Christoph Schönborn ha rilasciato al New York Times un’intervista fortemente critica verso la teoria scientifica del neodarwinismo e vicina alle posizioni dei sostenitori del cosiddetto Disegno intelligente.

Evoluzionisti – La vita umana è solo frutto di un’evoluzione casuale di una specie animale. Ateismo, agnosticismo

 

La particella di Dio

Nel 1993 il bosone di Higgs, data la sua importanza nella teoria del modello standard, è stato  soprannominato dal Premio Nobel per la Fisica, Leon Max Lederman, come la “Particella di Dio”. Il bosone di Higgs è una ipotetica particella elementare, massiva, scalare, prevista dal modello standard della fisica delle particelle.

 

La sorprendente precisione dell’architettura gotica

L’architetto gotico nel suo piccolo, tentò di formare la dimora terrena di Dio secondo i supremi principi della proporzione della bellezza. La proporzionalità geometrica che è dato rilevare in queste cattedrali è veramente impressionante. Consideriamo la cattedrale inglese di Salisbury: misurando la crociera della cattedrale ovvero il punto di intersezione tra il transetto principale e la navata, scopriamo che misura 1188,72 cm per 1188,72 cm. A sua volta questa dimensione primaria è la base di quasi tutte le altre dimensioni della cattedrale gotica. Per esempio, sia la lunghezza che l’ampiezza di ciascuna delle dieci campate della navata è di 594,36 cm.: la metà esatta della lunghezza della crociera. La stessa navata formata da venti spazi identici che misurano 594,36 centimetri quadrati, e da altri dieci spazi che misurano 594,36 cm. per 1188,72 cm. Altri aspetti della struttura offrono altrettanti esempi della coerenza geometrica complessiva che permea la cattedrale gotica.[11]

 

La fortuna di vivere in un Paese cattolico

 

L’economia moderna è un invenzione cristiana

La storia ufficiale del pensiero economico inizia, sostanzialmente, con Adam Smith e gli altri pensatori del Settecento. I cattolici stessi, soprattutto quelli ostili all’economia di mercato, hanno avuto la tendenza a identificare principi e i concetti economici moderni, quale più quale meno, con i pensatori dell’Illuminismo. In realtà, i commentatori medievali e scolastici comprendevano e formulavano teorie circa l’economia libera in modi che si sarebbero rilevati profondamente fruttuosi per lo sviluppo del sano pensiero economico occidentale. Pertanto l’economia moderna costituisce un altro importante ambito in cui l’influenza cattolica è stata, fino a non molto tempo fa, troppo spesso offuscata o trascurata, e dalla quale oggi i cattolici sono considerati i fondatori… La scuola austriaca può vantare una serie di brillanti economisti, da Carl Mengera Eugen von Bohm-Bawerk a Ludwid von Mises. Nel 1975 un eminente membro di questa scuola, Friedrich August von Hayek, è stato insignito del premio Nobel per l’economia…

Il cardinale che giustifica il mercato internazionale

Un’opera importante di teoria economica fu svolta da Tommaso de Vio, il cardinale Cajetano (1468 – 1534). Il cardinale Cajetano fu un uomo di Chiesa straordinariamente influente importante e attraverso altre cose ingaggiò un dibattito con Martin Lutero il fondatore del protestantesimo, che fece cadere sulla questione dell’autorità papale… Nel suo trattato del 1499, intitolato intitolato De cambiis, che intendeva giustificare il mercato internazionale da un punto di vista morale, Cajetano fece notare che il valore del denaro nel presente potrebbe essere alterato dalle aspettative concernenti lo stato probabile del mercato nel futuro

Il denaro benedetto

Tra i principi economici più importanti che si svilupparono e maturarono con l’aiuto della tarda Scolastica dei suoi più immediati predecessori vi fu la teoria soggettiva del valore. Ispirati in parte dalle proprie analisi e in parte dai commenti sul valore fatti da Sant’Agostino nella Città di Dio, questi pensatori cattolici sostenevano che il valore derivasse non da fattori oggettivi come il costo di produzione o la quantità di lavoro necessaria, ma dalla valutazione soggettiva individuale. Quando San Bernardino da Siena e gli scolastici Cinquecento difendevano la teoria del valore soggettivo, stavano formulando un concetto economico di cruciale importanza, che implicitamente anticipava e confutava uno dei grandi errori economici dell’età moderna… Un’analisi dell’influenzadel pensiero cattolico sullo sviluppo dell’economia non può non tener conto dei contributi di Emil Kauder. Kauder fu l’autore di un blocco di opere importanti con cui cercò di scoprire, tra l’altro, perché la (corretta) teoria del valore soggettivo si fosse sviluppata e fosse fiorita in paesi cattolici, mentre la (non corretta) teoria del valore deò lavoro fosse stata tanto influente in quelli protestanti.[12]

 

I diritti civili invenzione del Cristianesimo

All’inizio del IV secolo, la carestia la malattia colpirono l’esercito dell’imperatore romano Costantino. Pocomio, un soldato pagano che militava in quell’esercito, guardava sbalordito i molti commilitoni romani che portavano cibo agli afflitti e che, senza fare discriminazioni, porgevano aiuto a chi ne aveva bisogno. Incuriosito, Pocomio chiese chi fossero quelle persone e scoprì che erano cristiani. Che tipo di religione era, si domandò, una religione che poteva ispirare tali atti di generosità e umanità? Cominciò a conoscere quella fede e prima di rendersene conto si trovò sulla strada della conversione. Questo genere di meraviglia ha accompagnato in ogni tempo le opere di carità cattoliche. Persino Voltaire, forse il più prolifico propagandista anticattolico del Settecento, fu toccato dallo spirito eroico di sacrificio che animava tanti figli e tante figlie della Chiesa Cattolica. “Non vi è forse nulla di più grande, sulla terra”, disse Voltaire, “del sacrificio della giovinezza della bellezza compiuto dal gentil sesso – giovani spesso di nobili natali – al fine di poter lavorare negli ospedali per l’alleviamento della sofferenza umana; la vista di quel sacrificio è così rivoltante, per il nostro animo delicato. Gli individui che si sono staccati dalla religione romana hanno imitato in modo sarà imperfetto un così alto spirito di carità”.[13]

La confisca dei beni della Chiesa

L’opera di carità della Chiesa è stata così straordinaria che perfino i suoi nemici hanno malvolentieri dovuto riconoscerla. Luciano di Samosata osservò costernato: “la sollecitudine con cui la gente di questa religione si aiuta nelle sue necessità è incredibile. Non risparmiano alcuno sforzo per raggiungere questo scopo. Il loro primo legislatore mise nelle loro teste le idee che erano tutti fratelli!”

I poveri viaggiatori potevano fare affidamento sull’ospitalità monastica, e le cifre in nostro possesso indicano che perfino i viaggiatori abbienti venivano spesso accolti, in conformità con l’insegnamento espresso da San Benedetto nella Sua regola, secondo cui i monaci dovevano ricevere il visitatore come avrebbero ceduto Cristo.

Nel novembre 1789, il governo francese rivoluzionario razionalizzò (cioè confiscò) i beni della Chiesa. L’arcivescovo di Aix en Provence ammonì che tale atto di rapina minacciava il patrimonio educativo alla ricchezza futura del popolo francese. Aveva ragione, naturalmente. Nel 1847, la Francia aveva il 47% in meno di ospedali rispetto all’anno della confisca, e nel 1799 i 50.000 studenti iscritti all’Università dieci anni prima erano diminuiti ad appena 12.000.

Il primo sistema giuridico moderno lo ha inventato la Chiesa Cattolica

Papa Innocenzo IV considerò la questione se i diritti fondamentali della proprietà e quello della creazione di governi legitimi appartenessero solo ai cristiani, o se non appartenessero a buon diritto a tutti glio uomini… Fu pertanto con il diritto canonico della Chiesa che il mondo occidentale vide il primo sistema giuridico moderno, e fu alla luce di quel modello che si formò la tradizione giuridica occidentale moderna. Similmente, il diritto penale occidentale fu profondamente influenzato non solo dai principi giuridici racchiusi nel diritto canonico, ma anche dalle riflessioni teologiche cattoliche, specialmente dalla dottrina dell’espiazione nel modo in cui fu sviluppata da sant’Anselmo. Infine, lo stesso concetto di diritti naturali. Che a lungo si è pensato che fosse emerso pienamente formato dai pensatori liberali del Seicento e del Settecento, deriva di fatto dai canonisti, dai papi, dai professori universitari e dai filosofi cattolici. Più gli studiosi esplorano il diritto occidentale, più emerge l’impronta della Chiesa Cattolica sulla nostra civiltà e più diventa persuasiva la sua pretesa di esserne la mente costruttrice.[14]  

Lo stesso diritto occidentale è in ampia misura un dono della Chiesa. Il diritto canonico fu il primo sistema legale moderno europeo, a dimostrazione di come fu possibile produrre un corpo di leggi sofisticato e coerente a partire dal guazzabuglio di statuti, tradizioni, usanze locali e simili, spesso contraddittori, con i quali sia la Chiesa, sia lo Stato dovettero confrontarsi durante il Medioevo.[15]

Il Marxismo si è impossessato di eresie cristiane

I concetti introdotti nel mondo dal Cattolicesimo sono così radicati, che molto spesso erfino i movimenti che vi si oppongono sono loro malgrado imbevuti di idee cristiane. Murray Rothbard ha sottolineato in quale misura il Marxismo, ideologia inesorabilmente secolare, si sia impossessato di idee religiose di eresie cristiane del Cinquecento. Gli intellettuali dell’era progressista americana, agli inizi del Novecento, si compiacquero di aver abbandonato la propria fede (ampiamente protestante) e tuttavia un linguaggio tipicamente cristiano continuò a dominare i loro discorsi.

Questi elementi non fanno che sottolineare ciò che abbiamo già visto: la Chiesa Cattolica non si è limitata a contribuire alla civiltà occidentale. La Chiesa Cattolica ha costruito la civiltà occidentale. La Chiesa si è impossessata del modo antico, certo, ma lo ha fatto, caratteristicamente, in un modo che ha trasformato, in meglio, la tradizione classica. Si può dire che nell’Alto Medioevo non vi era stata una sola impresa umana che i monasteri non abbiano contribuito a compiere. La rivoluzione scientifica si radicò in un’Europa occidentale le cui fondamenta teologiche e filosofiche, cattoliche fin nel midollo, si dimostrarono terreno fertile per lo sviluppo dell’impresa scientifica. L’idea del diritto internazionale dalla tarda Scolastica, così  come i concetti essenziali alla nascita dell’economia in quanto disciplina autonoma… Tutti questi ambiti: il pensiero economico, il diritto internazionale, la scienza, la vita universitaria, le opere di carità, le idee religiose, l’arte, la moralità, sono le fondamenta stesse della civiltà, e in Occidente ciascuno di essi è nato dal cuore stesso della Chiesa Cattolica…

L’amnesia storica che l’Occidente si è imposta non può cancellare il passato né il ruolo centrale svolto dalla Chiesa nel costruire la civiltà occidentale. “Non sono cattolica”, ha scritto la filosofa francese Simone Weil, “ma considero l’idea cristiana, che ha le sue radici nel pensiero greco e che nel corso dei secoli ha nutrito tutta la nostra civiltà europea, come un qualcosa a cui non si possa rinunciare senza degradarsi”.[16]

www.giorgionadali.it

Giorgio Nadali – Cristianesimo Curioso (Titolo provvisorio), Edizioni San Paolo, Cinisello Balsamo (MI), 2010, ISBN 978-88-215-6784-1


[1] Rodney Stark, La vittoria della Ragione, Torino, Lindau, 2006, p. 35

[2] Ibid. pp. 69-70

[3] Ibid. pp. 93-96

[4] Thomas E. Woods Jr. – Come la Chiesa Cattolica ha costruito la società occidentale, Siena, Cantagalli, 2007, pp. 77-78

[5] Ibid. pp. 102-103

[6] Ibid pp. 108-109

[7] Ibid. pp. 110-116

[8] Giorgio Nadali – Op. cit.. p. 268

[9] Antonino Zichichi, Perché io credo in Colui che ha fatto il mondo, Milano, Il Saggiatore, 1999, p. 143

[10] Ibid. pp. 85 e 93

[11] Ibid. pp. 128

[12] Ibid. pp. 161-171

[13] Ibid. pp. 178-179

[14] Ibid. pp-208-209

[15] Ibid. p. 13

[16] Ibid. pp. 227-232

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