Gesù e la politica


di Giorgio Nadali

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Gesù e la politica - Giorgio Nadali

Ci hanno provato in molti. Hanno cercato di trovare un sostegno alla loro visione politica negli atteggiamenti di Gesù Cristo. La tentazione di trovare un alleato in Gesù e conquistare un notevole numero di voti dall’elettorato cristiano è sempre stato un obiettivo di diversi schieramenti ideologici.
I pastori impegnati in politica. Dal prete “no global” Don Vitaliano della Sala, noto alle cronache per il boicottaggio alla guerra nella ex Jugoslavia e la partecipazione alle manifestazioni dei No Global, compreso il G8 di Genova, sospeso per “comportamenti gravemente e pubblicamente offensivi della comunione della Chiesa. Padre Zanotelli, ex direttore di “Nigrizia”, oggi personaggio simbolo dei no global di tutto il mondo. Padre Eugenio Melandri di “Missione Oggi”, che entrò in politica e fu eletto deputato al parlamento europeo nelle liste del Partito della rifondazione comunista. A Don Gianni Baget Bozzo, al quale addirittura una rivelazione privata di Gesù, rivelò diversi anni fa di diffidare delle coalizioni di sinistra.
I teologi. Primo tra tutti Leonardo Boff, il teologo brasiliano francescano, autore della “teologia della liberazione”. Sulla giustizia sociale, «dimensione costitutiva della predicazione del vangelo» (Sinodo dei vescovi 1971 n. 6) (37-46).

Luogo proprio della lotta per la giustizia è il campo politico. La politica, «modo esigente, benché non unico, di vivere l’impegno cristiano al servizio degli altri» (Octogesima adveniens n. 46), ha il compito di «precisare i valori fondamentali di tutta la comunità, la sua concordia interna e la sua sicurezza esterna, conciliando l’uguaglianza con la libertà, l’autorità pubblica con la legittima autonomia… Definisce pure i mezzi e l’etica delle relazioni sociali. In questo senso ampio, la politica interessa la chiesa e pertanto i suoi pastori, ministri dell’unità» (Puebla n. 51). Sotto questo aspetto la chiesa deve entrare nella politica: «la chiesa critica coloro che tendono a ridurre lo spazio della fede alla vita personale e familiare, escludendo l’ordine professionale, economico, sociale e politico; come se il peccato, l’amore, l’orazione e il perdono non avessero importanza in tali settori» (Puebla n. 515). In questo campo la neutralità di fatto non si dà: «c’è una strumentalizzazione della chiesa che può provenire dai suoi stessi cristiani, sacerdoti e religiosi, quando annunciano un vangelo senza connessioni economiche, sociali, culturali e politiche. In pratica, tale mutilazione equivale a una certa collusione, benché inconsapevole, con l’ordine costituito» (Puebla n. 558) (46-48). La politica invece quale «attività destinata all’amministrazione o alla trasformazione della società mediante la conquista e l’esercizio del potere statale» è estranea alla competenza della chiesa, ed è atto proprio del laico (49). Di qui le specifiche competenze all’interno dei ministeri della chiesa (51-53). La militanza in determinati partiti è di personale responsabilità dei laici, ma nella specifica situazione dell’America latina la fede guida e giudica la militanza partitica su due punti: a) opzione fondamentale per i poveri, già fatta propria dalla pastorale delle chiese locali; b) opzione della liberazione integrale mirante alla trasformazione dell’attuale situazione in un’altra più fraterna e più giusta (53-54).

Ma Gesù, in forza del suo ministero e del suo messaggio, ha sempre evitato lo scontro politico, in particolare il messianismo politico, condiviso dalla maggioranza dei giudei del suo tempo. Costituiva un visione materialistica delle profezie dell’antico testamento e del messia. L’avvento di una teocrazia da una parte, e di un potente e misterioso rivoluzionario. Gesù rifiuta di stabilire relazioni su un piano politico e temporale e per questa ragione, per essere aperto a tutti gli uomini, fa saltare tutte le categorie ideologiche in cui avrebbero voluto (e ancora molti vogliono) imprigionarlo. Non accetta il nazionalismo degli zeloti, ma accoglie uno dei loro tra i dodici. Quello che poi, anche a causa della delusione per la sua apoliticità, lo tradirà. Respinge la visione teocratica dei farisei, ma rimane aperto ad un profondo dialogo con Nicodemo. Rifiuta di condannare l’invasione coloniale di Cesare e invita anzi a dargli il dovuto. Gesù non giustifica l’occupazione romana, ma vuole portare ad un atteggiamento positivo verso il potere politico. Non semplice sottomissione come per i sadducei e gli erodiani, ma neanche lotta violenta, come per gli zeloti e molti farisei. Chiede di rinunciare al disprezzo per Cesare e di riconoscere il suo potere affermando quindi la necessità di strutture politiche dell’esistenza terrena, da accettare e da cambiare in modo nonviolento. Sottolinea l’umiltà dei collaborazionisti pentiti, i pubblicani. Grida “Guai a voi ricchi!”, ma non esalta né il pauperismo, né la lotta di classe. Ricorda che anche i ricchi potranno salvarsi. La ricchezza, e dunque la proprietà privata, non sono stigmatizzate. Gesù ricorda che semplicemente possono diventare un ostacolo alla salvezza, nel caso divengano degli idoli.

Vediamo ora brevemente come non si possa giustificare un orientamento politico partendo da Gesù e tanto meno tirare la sua tunica da una parte.

Chi vorrebbe “portare” Gesù a sinistra

rivendica i valori dell’attenzione ai più deboli, alla solidarietà, alla giustizia sociale, dell’economia equa e solidale… In realtà la visione originaria del marxismo nega i valori religiosi. Marx ha elaborato la sua nota teoria della religione come “oppio dei popoli”.  Secondo questa teoria la religione è il prodotto di un’umanità alienata e sofferente per causa delle ingiustizie sociali, quindi se la religione è il frutto malato di una società malata, l’unico modo per sradicarla è quello di distruggere le strutture sociali che la producono, cioè abbattere la società di classe. Un’idea originaria, ma anacronistica? Proseguiamo nella storia. A giudizio di Gramsci (uno dei padri della sinistra in Italia) il comunismo era “La religione che doveva ammazzare il cristianesimo. Religione nel senso che anch’esso è una fede, che ha i suoi martiri e i suoi pratici; religione perché ha sostituito nelle coscienze al Dio trascendentale dei cattolici la fiducia nell’uomo e nelle sue energie migliori come unica realtà spirituale”. Per Togliatti Mentre con i veri cattolici il comunismo può coesistere solamente nella lotta, la sua consistenza con le religioni che accettano il relativismo dialettico può essere senz’altro pacifica. Gesù disse: “Sia invece il vostro parlare sì, sì; no, no; il di più viene dal maligno”. (Mt 5,37) Non esiste relativismo per un cristiano. «Io sono la via, la verità e la vita”. (Gv 14,6) Il relativismo è la negazione della verità. Nel cattolicesimo la difesa degli ultimi e la giustizia internazionale non provengono dalla lotta (materialista) di classe, ma dall’applicazione pratica dei valori spirituali della magna carta della morale evangelica: le otto beatitudini. Il materialismo dialettico del comunismo esclude l’orizzonte spirituale e, senza Dio, diventa utopia ideologica.

Il marxismo. Un’ideologia che ha fatto 100 milioni di morti. Quanti studenti conoscono l’holodomon? Lo sterminio di 7 milioni di ucraini da parte di Stalin? Quanti conoscono l’alleanza segreta tra Stalin e Hitler? Quanti sanno cos’era un Gulag? (Dove Lag sta per Lagerej – Lager). Quanti sanno che nazismo (nazional socialismo) e socialismo internazionale marxista sono entrambe ideologie che non accettano l’uomo? Il nazismo è basato su una falsa biologia. Una “razza” (quella ariana) contro le altre. Ideologia basata sulla superbia. Motto dei campi di concentramento: Arbeit macht mann frei – Il lavoro rende liberi. Il marxismo è basato su una falsa sociologia. Una classe sociale – i proletari – contro tutti gli altri, specialmente i borghesi. Il merito personale e la ricchezza individuale sono ciminalizzate. Un ricco è certamente un criminale. Ideologia basata sull’invidia. Motto dei campi di lavoro in Siberia: Il lavoro nobilita. Cosa c’è e cosa c’era sullo stemma di chi si rifà o si rifaceva storicamente a questa ideologia? Falce e martello. Strumenti del lavoro manuale.   

Chi vorrebbe “portare” Gesù a destra

può rivendicare la storica alleanza tra Mussolini e la Chiesa Cattolica, culminato nei Patti Lateranensi del 1929 col Concordato. Ma anche il rispetto dei valori della famiglia, contro il divorzio, e della vita, contro l’aborto e i valori specificatamente di fede. Ma va anche ricordato che, come il materialismo dialettico di Marx è ideologia antireligiosa, così anche il liberalismo economico sfrenato rimane per il cristiano una forma di paganesimo, perché Gesù disse: «Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell’abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni» (Lc 12,15). Non è il capitalismo in quanto tale che è in discussione. Il libero mercato è certamente più in linea con la dignità della persona umana, rispetto al marxismo, che nega la libera iniziativa economica e penalizza fortemente le qualità individuali, appiattendo tutti con l’idea di un’utopica uguaglianza sociale (non di parità della dignità umana). E’ invece da condannare la separazione tra eticità ed economia. Quando al centro dell’attività economica non c’è più l’uomo e i suoi diritti, ma solo il profitto. Quando al centro della politica non c’è la dignità umana e la sua promozione, ma il potere. Potere che per un cristiano deve sempre divenire servizio agli altri.

Giorgio Nadali

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Moschea vicino a casa tua? Un grido in arabo ogni mattina ti sveglierà alle 4.30


di Giorgio Nadali

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Si fa presto a dire moschea. Certo, il diritto di culto è sacrosanto. Sono d’accordo. Lo sai, amo tutte le Religioni e le ho studiate a fondo. E un minimo di cultura religiosa a volte può aiutare anche te…

Tu lo sai vero cos’è l’adhan islamico, vero? No? Ne ero certo. E invece dovresti. Così quando la moschea del tuo quartiere sarà pronta e ti sveglierai di soprassalto al grido del muezzin, non potrai dire: “Ah, ma questo non lo sapevo!” Non potrai dire “Ma cosa … succede?” quando una mattina un urlo prolungato in arabo della durata di dieci minuti echeggerà in tutto il tuo quartiere dai potenti altoparlanti del minareto della nuova moschea sotto casa tua. Stai tranquillo, tutto il quartiere lo sentirà bene, non solo tu! Potresti benissimo organizzarti facendo istallare dei doppi vetri, o acquistare dei tappi per le orecchie.

Sì, l’adhan delle 4 e trenta del mattino è quello più evidente nel silenzio dell’alba. Poi ne seguiranno altri 4 durante la giornata sino a quello della sera. Ad orari prestabiliti. Tutti in arabo. Tutti di dieci minuti. Avrai occasione di impararli a memoria.

Eccoti dunque la formula dell’adhān nell’Islàm sunnita (quello della moschea sotto casa tua probabilmente – dato che quello sciita lo trovi solo in Iran). Così saprai cosa urla chi ti sveglierà ogni mattina. E’ un grido religioso, sai! E non illuderti. Non può esserci una moschea senza minareto e minareto senza muezzin che grida l’adhan. Un centro islamico non ha un minareto, ma la moschea dovrà averlo.

  1. Allāhu Akbar (Iddio è Sommo) (4 volte, 2 per il Malikismo)
  2. Ašhadu an lā ilāh illā Allāh (Attesto che non v’è dio se non Iddio) (2 volte)
  3. Ašhadu anna Muhammadan Rasul Allāh: Attesto che  Muhammad (Maometto) è l’Inviato di Dio (2 volte)
  4. Hayya ˁalā al-salāt (Orsù alla preghiera) (2 volte)
  5. Hayya ˁalā l-falāh (Orsù alla salvezza) (2 volte)
  6. Allāhu Akbar (Iddio è Sommo) (2 volte)
  7. Lā ilāh illā Allāh (Non v’è dio se non Iddio) (1 volta).

Dopo di che se non sei musulmano puoi riaddormentarti. I fedeli musulmani molto osservanti invece si recheranno alla preghiera dell’alba, detta Salat al-fajr . Al-ṣalātu khayru min al-nawm: Pregare è meglio di dormire. Lo dice la cantilena dell’adhan dell’alba, urlata in arabo dai megafoni della moschea dal muezzin. Se sei musulmano, nel mese di Ramadan ricordati che non è necessario lavarsi i denti prima dell’adhan dell’alba! Ma se vuoi puoi farlo, a condizione che non venga ingoiato il dentifricio.

Come dici? Tu volevi solo dormire? Non fare così! E’ la libertà religiosa, bellezza! Adeguati! La moschea c’è anche in altre città europee e i vicini si sono abituati con gioia all’acuta voce in arabo delle 4 e trenta. Però niente campanili in Arabia Saudita. E’ vietato costruire chiese. E tu hai voluto la moschea? Hai votato la sinistra che vuole costruire una moschea vicino a casa tua? Adesso non puoi lamentarti. E poi – lo sai – pregare è meglio di dormire.

Recite

Arabo

Translitterazione

Traduzione

4x

الله أكبر

Allāhu Akbar Allah è il Sommo
2x

أشهد أن لا اله إلا الله

Ašhadu an lā ilāha illa Allāh Testimonio
che non c’è altro dio tranne Allah
2x

أشهد أن محمدا رسول الله

Ašhadu anna
Muħammadan rasūl Allāh
Testimonio
che Maometto è il Messaggero di Allah
2x

حي على الصلاة

Hayya ʿalā al-ṣalāh Affrettatevi
alla preghiera
2x

حي على الفلاح

Hayya ʿalā ‘l-falāħ Affrettatevi
alla felicità
2x الصلاة خير من النوم Al-ṣalātu khayru
min al-nawm
Pregare è
meglio di dormire (solo nel primo adhan, ore 4.30)
2x

الله أكبر

Allāhu akbar Allah è il
Sommo
1x

لا إله إلا الله

Lā ilāha illa
Allāh
Non c’è altro
dio tranne Allah

http://www.youtube.com/v/Mi0X1lyRVk8&hl=it&fs=1

Giorgio Nadali

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La croce cristiana sulla bandiera italiana


di Giorgio Nadali

La croce è molto di più di un simbolo religioso. E’ il simbolo della cultura occidentale. Il cristianesimo ha fondato la storia di tutti gli stati dell’Occidente. Un simbolo di unità, non di divisione. In Italia è presente in tutti i luoghi statali. Tribunali, carceri, ospedali, stazioni di pubblica sicurezza. Anche a scuola il crocefisso ricorda la cultura nazionale. Cultura, religione, società e storia non possono essere separati in nessun Paese del mondo. Già un sociologo ateo se n’era accorto. Emile Durkheim diceva: ““Non esiste una società conosciuta, senza religione. La religione ha dato tutto ciò che è essenziale allo sviluppo della società”. Ma anche Frèderic Le Play: “I popoli vivono delle loro credenze e muoiono delle loro incredulità”. Multe di 150 euro decise da un sindaco leghista per i presidi che non affiggono il crocifisso nelle aule. I dirigenti scolastici avranno 7 giorni di tempo per “rimediare”. L’ordinanza è stata firmata in Lombardia dal primo cittadino di Besana Brianza, Vittorio Gatti.

Questi sono i 25 Stati hanno il simbolo cristiano della croce sulla loro bandiera nazionale.

Australia, Città del Vaticano, Danimarca, Dominica, Figi, Finlandia, Georgia, Grecia, Isola Anguilla, Isola Bouvet, Isole Cocos, Isole Cook, Isola Falkland, Isole Faroe, Islanda, Malta, Norvegia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Repubblica Dominicana, Slovacchia, Svezia, Svizzera, Tonga, Tuvalu. Inoltre Andorra ha sulla sua bandiera uno stemma con la tiara del vescovo e il bastone pastorale.

Per cui la proposta della Lega di apporre la croce, il simbolo della nostra cultura nazionale sulla bandiera nazionale italiana è perfettamente in linea con la scelta operata già da parecchi anni di 25 stati cristiani che hanno scelto di mostrarla come parte intergrante del loro vessillo.  

La croce è dappertutto. Solo l’ignoranza no lo sa. Un esempio? La croce di San Giorgio (rossa su fondo bianco) è una delle due croci presenti sulla bandiera nazionale del Regno Unito – insieme a quella di Sant’Andrea – ed è parte anche del vessillo di Grecia, Georgia, Nuovo Galles del Sud e di due regioni italiane – Liguria e Sardegna. La croce è presente sullo stemma di 25 grandi città mondiali, di cui 17 italiane tra cui Milano, Mantova, Padova, Genova, Reggio Emilia. La croce di San Giorgio è anche sullo stemma di 9 società calcistiche italiane tra cui Milan, Genoa, Parma, Bologna, Novara e Sampdoria. L’immagine di San Giorgio a cavallo che uccide il  drago è presente su un totale di 135 stemmi di città e stati.  Inoltre è presente sullo stemma delle Forze armate russe, del Procuratore generale della Russia e dell’Arma di Cavalleria dell’Esercito Italiano. La croce greca è presente su tutte le autoambulanze dei Paesi occidentali…

Il rischio Eurabia è reale.  Eurabia è una teoria geopolitica che si riferisce ad un ipotetico scenario futuro in cui l’Europa, a causa della continua massiccia immigrazione islamica e dello scarso tasso di natalità delle popolazioni europee autoctone rispetto a quello degli immigrati arabo-islamici, finirebbe con lo snaturare nel giro di qualche decennio la propria identità, mettendo allo stesso tempo a rischio le proprie libertà civili (in particolare quella d’espressione) oltreché la laicità dei vari Stati. Viene infatti prospettato il rischio che i musulmani, una volta divenuti “massa critica”, possano pretendere l’inserimento nei vari ordinamenti giuridici nazionali di norme provenienti dalla Shar’ia – la legge islamica. L’identità nazionale si difende anche con i simboli della cultura cristiana. Quella che ha fondato l’Occidente. La stessa dei Padri della Patria che hanno voluto la nostra Costituzione e la nostra bandiera. 

E nella storia della bandira nazionale la croce c’è già stata. Bandiera Sensiglia del [15º Reggimento di Linea Messapia] del Regno delle Due Sicile, il Tricolore reca al centro la Croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (dal 25 giugno 1860 al novembre 1860). I colori della bandiera italiana derivano da quelli in uso a Milano al momento dell’invasione napoleonica. La bandiera bianca con croce rossa, vessillo della città, ha origine ancor prima delle Crociate e rappresenta l’autonomia comunale. Sull’onda della centralità economica e del prestigio politico di Milano, fu rapidamente adottata da numerose altre città del Nord, tra cui Genova la quale, potenza marinara, la diffuse anche in Europa, e in particolare in Inghilterra.

La Svizzera ha giustamente  detto no ai minareti anche per difendere la croce che dal 1918 è sulla sua bandiera, l’unica quadrata assieme a quella del Vaticano. Non si tratta di negare luoghi di culto agli immigrati. Si tratta di difendere e rivendicare un’identità, senza la quale non può esserci nemmeno accoglienza.

Giorgio Nadali

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Pubblicato su “Affari Italiani” del 01.12.2009  http://www.affaritaliani.it/cronache/la_croce_cristiana_sulla_bandiera_italiana11209.html

Pubblicato su “L’Opinionista” del 10.12.2009  http://www.lopinionista.it/notizia.php?id=346

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