Quel tram chiamato desiderio


di Giorgio Nadali


Intervista di Giorgio Nadali pubblicata per PLAYBOY Italia, Novembre 2015

Dove va il desiderio maschile e quali sono le difficoltà che incontra? Quali sono i segreti dell’attrazione e della seduzione? Ne parliamo con il sessuologo e psichiatra Marco Rossi, della fortunata trasmissione “Loveline” di MTV.

È nella natura del desiderio di non poter essere soddisfatto, e la maggior parte degli uomini vive solo per soddisfarlo, scriveva Aristotele. Ma una vita serena passa per il soddisfacimento di un sano desiderio sessuale. “Provo un intenso desiderio di tornare nell’utero… di chiunque”. Se per Woody Allen è così, a noi basta invece fare centro in maniera un po’ più mirata, ma senza disperdere inutili energie. Ma come? Quali sono i segreti dell’attrazione? Non ci basta desiderare. Vogliamo essere desiderati! Gli esperti dicono che gli uomini hanno una libido maggiore delle donne, mentre il desiderio di signorine e signore è più “fluido”.
Secondo il sociologo americano Edward Laumann, “Il desiderio femminile è molto sensibile all’ambiente e al contesto della relazione”. Le fantasie sessuali femminili, a differenza di quelle maschili, esaltano il tatto, i sentimenti del partner, la risposte fisiche ed emotive a ciò che sta accadendo, l’umore e l’ambiente dell’incontro. È ciò che emerge da una ricerca delle psicologo dell’evoluzione Donald Symons, ma molti lettori se ne erano già accorti.
La concorrenza è spietata. Le donne fanno paragoni! Sono più inclini a fantasticare su un uomo col quale sono state in intimità e a concentrarsi sui dettagli personali del partner, compreso il fatto che lui è stato in grado di eccitarle emotivamente e sessualmente. Le fantasie femminili si sviluppano più lentamente, con più tempo dedicato ad immaginare carezze e a toccamenti non genitali, piuttosto che ad atti sessuali veri e propri. Quelle maschili – secondo diversi studi – sono più impersonali e visivamente sessuali con un’attenzione su immagini sessuali e atti espliciti. Noi maschi immaginano una varietà di partner sessuali… comprese tutte quelle “prede” desiderate, ma che ci sono sfuggite. Ecco dunque come fare perché questo non accada più. Che non ci sfuggano più – intendiamoci, non sulla varietà 😉

Dottor Rossi, quali sono i segreti della seduzione e gli errori più comuni che si fanno?
Il segreto maggiore della seduzione è l’autostima. Le donne sono particolarmente attirate da una sensazione di forza e di decisione che l’uomo è in grado di dare loro, contrariamente a come succede agli uomini, da un fattore estetico. Gli uomini sono attratti dall’aspetto estetico, mentre le donne da questa idea di forza e di decisione che l’uomo dà loro. Questa c’è solo se c’è una forte componente di autostima. L’errore che più facilmente viene commesso è quello dell’insistenza. Cioè insistere con una donna dà l’idea di avere bisogno di lei e questo non va bene per il gioco seduttivo, perché una donna deve comunque avere la sensazione che è lei in grado di attirare l’attenzione e non che l’uomo ha bisogno di lei perché ha un qualche tipo di esigenza. Invece deve avere la sensazione di no avere alcun tipo di esigenza, ma cerca proprio lei.
Quindi non bisogna corteggiare troppo?
Non bisogna essere troppo insistenti. Ad esempio spesso succede con i messaggi del tipo “buon giorno”, “buon pranzo”, “buon appetito”, “buona notte”… No! Assolutamente no! Essere troppo addosso dà l’idea di debolezza, di poca decisione e di poca autostima.
Cosa serve per fare sentire desiderata una donna?
Bisogna farla sentire importante per sé, ma non con insistenza. Facendo qualcosa di particolare, interessante, diverso, sconvolgente. Farla sentire importante, ma non perché senza di lei non possiamo vivere.

Parliamo delle tendenze del desiderio oggi. Esiste insoddisfazione? Dove si vanno a cercare stimoli e perché?
Quello che io noto rispetto all’insoddisfazione oggi è che siamo molto bersagliati da messaggi riguardanti la sessualità e c’è molta facilità di avere incontri sessuali e questo satura un po’ le capacità di eccitazione delle persone. Ci si illude che per potere sollecitare di più bisogna fare cose “strane”, le cosiddette trasgressioni. Bisogna invece tornare al sesso non finalizzato al puro piacere, cioè al piacere orgasmico, ma al sesso come divertimento. Quindi più piacere e meno orgasmo. Non dobbiamo credere che solo le trasgressioni ci fanno provare piacere. Quelle servono per arrivare ad un orgasmo più veloce. Bisogna invece avere un’idea di un sesso improntato ad un piacere più prolungato.
Perché spopolano i siti per incontri di persone sposate?
Perché dobbiamo tenere presente che viviamo in una società dove l’80 per cento delle persone o ha tradito o tradisce. Il tradimento è ormai all’ordine del giorno e questo trova in Internet un mezzo molto semplice per arrivare velocemente al risultato. Questi siti servono proprio per accelerare i tempi. Quindi un luogo virtuale con le stesse regole dei luoghi reali, dove le persone già cercano la stesse cose…

Come mai questo trend di tradimenti all’80%?
Perché ci si abitua molto facilmente a quello che si ha e quindi si vuole sempre qualcosa di più e ovviamente l’occasione fa l’uomo ladro e…

Secondo Lei una sana e attiva vita sessuale è essenziale per una salute psichica e psicologica?
Assolutamente sì! Chi non vive una vita sessuale appagante è una persona che va facilmente incontro a situazioni di ansia, spesso è più soggetto a forme depressive e comunque subisce molto più facilmente le conseguenze dello stress…

Quindi il detto “Tu non… fai abbastanza all’amore” (lo metto in maniera elegante) è vero!
Sì, è assolutamente vero! A patto però che sia appagante. Non è importante il numero di rapporti sessuali né con chi. L’importante è di sentirsi appagati.

Quindi esiste una frustrazione sessuale?
Questo è sempre stato così. Chi è solo, chi non riesce a trovare, chi ha poca capacità seduttiva vive in una condizione di frustrazione. Ecco però che imparare ad utilizzare in maniera i nuovi mezzi può essere di aiuto alle persone che sono meno dotate di arte seduttiva.
Quali mezzi?
Internet e i siti di incontri. Per chi è molto timido la virtualità rende più capaci di creare un contatto.

Cosa favorisce e fa calare il desiderio maschile e quello femminile?
Il desiderio maschile è favorito da tutto ciò che stimola le fantasie erotiche, che generano desiderio. Viene sfavorito invece dall’abitudine, dalle routine. Quello femminile è favorito da fantasie non erotiche, ma di situazioni. È sfavorito quando una donna si sente usata e non la regina dell’uomo che desidera.

Come favorire l’attrazione femminile e quanto in questa incide l’aspetto fisico di un uomo?
L’aspetto estetico di un uomo incide tra il 30 e il 40 per cento. Non intendo l’uomo esageratamente curato, depilato, abbellito, palestrato… L’uomo deve dare l’idea di forza. Essere virile e rozzo. Rozzo non vuol dire che puzza! Un uomo curato, ma non un uomo effeminato.

Perché George Clooney piace sempre a 50 anni?
Perché ha un fascino. In parte dall’aspetto estetico, ma dall’immaginario di forza e potere del suo mondo, che suscita. Però per chi non ha grandi caratteristiche estetiche, le donne vanno oltre l’aspetto estetico, se riesce a dare l’idea di forza e decisione.

Quindi è giusto vantarsi un po’e mettersi in mostra con una donna!
Sì, fanno bene. È chiaro che non bisogna esagerare. Non conquisti una donna solo se hai una Ferrari.

Allora anche chi ha la pancia ed è pelato può attirare…
Assolutamente sì, ma l’importante è che sia uomo. Tra un addominale scolpito in un uomo un po’ esagerato nella cura del corpo la donna preferisce quello che ha la tartaruga al contrario. La donna preferisce quello che la fa star bene e le fa vivere un bella situazione.

Quali sono secondo Lei gli errori più comuni che oggi si compiono nel corteggiamento?
L’esagerazione e il pensare solamente all’aspetto estetico. Meglio un uomo che sa parlare di arte.

Cosa vogliono le donne in una relazione?
Vogliono star bene. Una persona che le faccia sentire protette.

Ma vogliono tutte il Principe Azzurro?
Sì perché in fondo le donne fin da bambine lo sognano. Ci possono essere oggi donne che la loro relazione l’hanno vissuta e magari è andata male e che pensano un po’ con mentalità maschile al proprio piacere e che stanno bene anche da single.

Essere virile. Cosa significa?
Il macho lavora sul muscolo. Il virile lavora sulla forza. Il macho è apparenza. Anche il magrolino può essere virile nei modi.

Allora tutto è personalità!
Bravo, è l’idea che deve dare ad una donna di una forte personalità.

A cosa è dovuto il fenomeno del femminicidio?

Ad una pessima cultura dove la donna è molto spesso considerata un oggetto di potere di proprietà dell’uomo. Se non stai con me non stai con nessuno. Sono persone disturbate che non hanno freni inibitori perché pensano che quello che sentono sia una cosa normale.

C’è stato un aumento?
No, è più facile che se ne parli

Quando è il momento di rivolgersi ad un sessuologo e quando ad un andrologo?
Quando c’è una situazione di disagio e di sofferenza. Non bisogna pensare che passi da sola. Sarà il dottore a giudicare. Il sessuologo che è anche psicologo può aiutare prevalentemente sul piano psicologico. Ci sono i sessuologi che sono medici (non psicologi). L’andrologo si occupa prevalentemente dei problemi fisici.

Cosa nota maggiormente di problemi sessuali oggi?
Negli uomini il deficit di erezione e di eiaculazione precoce, oggi in aumento. Nelle donne la difficoltà di raggiungere l’orgasmo. Nelle coppie giovani di 30 / 35 anni, la diminuzione del desiderio perché si dedicano troppo al lavoro e poco alla coppia. Il desiderio può e deve essere alimentato ad ogni età e va alimentato, mentre viene a mancare e si cerca altrove…

Servizio di Giorgio Nadali

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Intervista di Giorgio Nadali pubblicata su PLAYBOY Italia, Novembre 2015

Il sito del Dott. Marco Rossi è http://www.marcorossi.it

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La Famiglia Benedetta


di Giorgio Nadali

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Santità, la famiglia come sta? La sua è una “famiglia” molto particolare composta da ecclesiastici e laici accreditati dalla Santa Sede per diversi incarichi. I laici sono: gli assistenti al Soglio, il delegato speciale della Pontificia Commissione per lo Stato della Città del Vaticano, l’architetto dei palazzi apostolici, gli addetti di anticamera e l’aiutante di camera, i gentiluomini di Sua Santità, i consultori della Città del Vaticano, i familiari del Papa, il comandante della Guardia Svizzera, i procuratori dei palazzi apostolici che sotto il Pontificato di Innocenzo II avevano il compito di difesa delle cause coram Sanctissimo e la difesa gratuita dei poveri. Infine il presidente della Pontificia Accademia delle Scienze. Il Motu Proprio Pontificalis Domus del 28 marzo 1968 di papa Paolo VI denomina Gentiluomini di Sua Santità: a) i Camerieri Segreti di Spada e Cappa Partecipanti,  b) i Camerieri Segreti di Spada e Cappa,  c) i Camerieri d’Onore di Spada e Cappa. I “bussolanti”  sono gli addetti di anticamera del Papa. Prestano servizio d’anticamera in occasione di ricevimenti ufficiali. Papa Clemente VIII (1592) li chiamava Cavalieri della Bussola. Con il Motu Proprio Iusti Iudicis del 28 giugno 1988, le funzioni spettanti ai Procuratori dei Sacri Palazzi Apostolici sono state trasferite agli Avvocati della Santa Sede, fermi restando i diritti e i privilegi dei Procuratori attualmente in carica. Attualmente i Principi Assistenti al Soglio prestano servizio in occasione delle visite ufficiali dei Capi di Stato. Agli appartamenti hanno accesso Loredana, Carmela, Cristina e Rossella, suore laiche di Comunione e Liberazione. Il fratello don Georg, i segretari Alfred e Georg (detto “il bello”). Sino a poco tempo fa anche un maggiordomo raccomandato, ma un po’ troppo curioso. Paolo Gabriele. Comunque fortunatamente stanno tutti molto bene…

La famiglia – quella “normale” – invece non sta troppo bene. Tre milioni i separati. 74% di divorzi in più neghli ultimi dieci anni.  Boom dei single. Ma quelli alla Chiesa Cattolica non interessano molto. Vocazioni consacrate a parte, si intende.   Ad ogni modo: nel 2010 +10% rispetto al 2007. Dal 2001 al 2007 i single nel nostro Paese sono aumentati da 5.592.381 a 6.910.716 (Istat). A suo tempo l’Eurispes stimò che, in proiezione, se il trend registrato negli ultimi 7 anni si fosse  mantenuto costante, il numero dei single sarebbe aumentato nel 2010 di circa il 10,4% rispetto al 2007. Aveva ragione.

 L’inventore degli incontri mondiali delle famiglie scrisse per il teatro  “La bottega dell’orefice”. Una bottega che faceva affari con le vere nuziali.  L’opera fu pubblicata in anteprima nel 1960 sul numero 78 del mensile cattolico di Cracovia, Znak. L’autore usò lo pseudoniomo Andrzej Jawień. In seguito ne usò un altro: Giovanni Paolo II…  “Certe volte la vita umana sembra essere troppo corta per l’amore, e l’amore umano (…) troppo corto per una lunga vita. O forse troppo superficiale. In ogni modo l’uomo ha a disposizione un’esistenza e un amore” per “farne un insieme che abbia senso (…). L’eternità dell’uomo passa attraverso l’amore (…). L’ uomo si tuffa nel tempo” ma poi finisce col “dimenticare” la sua origine per “esistere solo un attimo e recidersi dall’eternità”.

È arrivato a Bresso poco dopo le 20.30 Papa Benedetto XVI per partecipare alla parte serale della Festa delle Testimonianze dal titolo “One world, family, love”. Ad accoglierlo oltre 350mila persone che sin dalle prime ore del pomeriggio hanno invaso l’area di Milano Campo Nord Aeroporto di Bresso dove domani in Santo Padre celebrerà la Santa Messa.

Seduto in mezzo ad alcune famiglie italiane e del mondo, il Santo Padre è stato accolto dal Cardinale Ennio Antonelli, Presidente del Pontificio Consiglio della Famiglia che insieme alla Diocesi di Milano ha promosso il VII Incontro Mondiale delle Famiglia che lo ha ringraziato per “essere venuto a far festa, con tante famiglie riunite qui a Milano e con le famiglie di tutto il mondo. La sua presenza – ha detto – ci dà fiducia e coraggio perché testimonia quanto la famiglia stia a cuore alla Chiesa, anzi quanto stia a cuore a Dio stesso”. durante la serata ha risposto ad alcune domande legate al tema del VII Incontro Mondiale delle Famiglie “Famiglia: il lavoro e la festa”.

 Il Santo Padre ha partecipato alla festa rispondendo ad alcune domande legate al tema del VII Incontro Mondiale: “La famiglia: il lavoro e la festa”.

Ovviamente tutte le domande sono state preparate dall’organizzazione del VII Incontro Mondiale delle Famiglie, d’accordo col Pontificio Consiglio per la Famiglia. Il Papa ha quindi risposto alle sue stesse domande. 

 La prima a rivolgersi al Pontefice è stata Cat Tien, una bambina vietnamita di 7 anni, che ha manifestato il desiderio di sapere qualcosa della famiglia del Papa e di quando Joseph Ratzinger aveva la sua età.

“Punto essenziale per la mia famiglia è sempre stata la domenica che iniziava già il sabato pomeriggio quando mio padre ci leggeva le letture della domenica in un libro dove erano spiegati i testi – ha detto il Santo Padre.  Il giorno successivo andavamo a Messa e poi pranzavamo insieme. Con la mia famiglia ho cantato molto, mio fratello era musicista. Poi ricordo i viaggi, le camminate. Eravamo un’anima sola e ci nutrivamo di una gioia fatta di cose semplici e di un amore reciproco che era forte. Se provo a immaginare il Paradiso lo penso come al tempo della mia giovinezza, eravamo felici. Il Paradiso dovrebbe essere simile a com’era nella mia gioventù e spero di andare a casa andando dall’altra parte del mondo”.

Serge e Fara dal Madagascar, fidanzati da quattro anni e prossimi a Matrimonio, hanno chiesto al Santo Padre il significato della parola “per sempre” “Una parola – hanno detto- che più di ogni altra ci attrae e allo stesso tempo spaventa”.

“In Europa fino all’800 c’era un altro modello di Matrimonio dominante: il matrimonio era un contratto tra clan attraverso il quale si cercava di difendere il proprio status – ha detto il Pontefice -. Oggi il Matrimonio non è più basato sulla volontà di altri, ma è una libera scelta preceduta dall’innamoramento e dal fidanzamento. Spesso si pensa che l’amore di per sé possa garantire il per sempre, che è assoluto, ma non è così. L’innamoramento è bello, ma non sempre è perfetto. Così com’è il sentimento non è per sempre. Il passaggio dal fidanzamento al Matrimonio prevede una serie di esperienze interiori e il desiderio dell’amore deve rientrare anche la ragione e la volontà. Nel rito del matrimonio  – ha continuato Benedetto XVI – non si dice sei innamorato ma vuoi, sei deciso, coinvolgendo nel cammino la volontà e la ragione. Tutto l’uomo è coinvolto con la sua capacità, il discernimento della ragione e la volontà di dire sì, questa è la mia vita. Alle nozze di Cana il secondo vino è migliore del primo: l’amore deve crescere e maturare coinvolgendo la parrocchia, la Chiesa, gli amici, la giusta comunione di vita con gli altri, con famiglie che condividono la  stessa esperienza, la stessa vita e la fede”.

La famiglia Paleologos dalla Grecia ha chiesto al Papa di affrontare il tema della crisi. “Ci sono giorni – e notti – hanno detto al Santo Padre – nei quali viene da chiedersi come fare a non perdere la speranza. Cosa può dire la Chiesa a tutta questa gente, a queste persone e famiglie senza più prospettiva?”

“Le parole sono insufficienti, dovremmo fare qualcosa di concreto e tutti sappiamo di essere incapaci di fare qualcosa di concreto – ha detto Benedetto XVI -. Nella politica deve crescere il senso di responsabilità di tutti i partiti che promettono cose che non possono realizzare affinché non cerchino solo voti per sé ma siano responsabili per il bene di tutti. Che capiscano che politica è responsabilità umana davanti agli uomini e a Dio”.

“Molti soffrono e devono accettare la realtà senza possibilità di difendersi di fronte alle situazioni – ha continuato il Pontefice -. Ciascuno deve fare il possibile per sé, per le famiglie, per gli altri, sapendo che molti sacrifici sono indispensabili per andare avanti. Penso che la solidarietà nella città tra famiglie e nelle parrocchie possa aiutare. Abbiamo attivi scambi culturali utili e importanti, ma è tempo che una famiglia dell’Italia, della Germania, della Francia prenda la responsabilità di aiutare un’altra famiglia, che aiutino in senso concreto. Siate sicuri che io e tanti altri preghiamo per voi e questo pregare non è solo fare parole ma apre il cuore in Duo e alla creatività”.

È arrivata da vicino New York la famiglia Rerrie. Jay, di origine giamaicana, è un contabile, mentre Anna insegnante si sostegno, hanno sei figli e hanno chiesto al Papa come poter trovare la giusta armonia tra famiglia e lavoro. “Nel vortice di tanti stimoli imposti dalla società contemporanea – hanno chiesto al Papa – come aiutare le famiglie a vivere la festa secondo il cuore di Dio?”

“È una grande questione – ha detto il successore di Pietro – e penso di capire questo dilemma tra due priorità”. Il papa si è rivolto ai datori di lavoro invitandoli a “pensare alle famiglie e di aiutarle perché le due realtà, famiglia e lavoro possono essere conciliate e concedere un po’ di libertà fa bene anche all’impresa perché rafforza l’amore per il lavoro e il posto di lavoro”.

“Occorre poi – ha evidenziato il Pontefice – sperimentare una certa creatività e portare ogni giorno un qualche elemento di gioia e attenzione nella famiglia accettando le oscurità e pensando a questo grande bene che la famiglia è. E poi finalmente c’è la domenica che è il giorno della festa, giorno del Signore e come tale giorno dell’uomo: difendiamo la libertà dell’uomo difendendo la domenica”.

L’ultima domanda al Pontefice è stata posta da Maria Marta e Manoel Angelo Araujo, coppia del Brasile che ha posto il tema dei fallimenti matrimoniali che continuano ad aumentare in tutto il mondo e hanno chiesto al Santo Padre “parole di speranza” per quelle “coppie di risposati vorrebbero riavvicinarsi alla Chiesa, ma quando si vedono rifiutare i sacramenti la loro delusione è grande”.

“Il problema dei divorzi e dei risposati è una delle grandi sofferenze della Chiesa di oggi – ha risposto Benedetto XVI -. Non abbiamo ricette, la sofferenza è grande e possiamo solo aiutare le parrocchie e i singoli promuovendo la prevenzione, approfondendo l’innamoramento, aiutando le coppie e accompagnarle durante il matrimonio affinché le famiglie non siano mai sole ma siano accompagnate nel cammino di ogni giorno. Devono sentire l’amore della Chiesa, devono sentirsi amate e accettate anche se non possono ricevere l’eucarestia. Devono vedere che anche così vivono nella Chiesa, anche se non c’è la confessione l’amicizia con una sacerdote è importante. Possono sentire l’eucarestia e essere spiritualmente nutriti in Cristo”.

Tra una domanda e l’altra Benedetto XVI ha assistito all’esibizione di artisti quali la cantante gospel Lois Kirby, l’italo-somala Saba Anglana, Francesco Garolfi e Ron. Alcune famiglie hanno raccontato la loro storia e pregato insieme al Pontefice.

Sul palco anche alcuni attori famosi del panorama italiano: Serena Autieri, paolo Bonacelli, Myriam Catania, Pamela Villoresi, Giuseppe Cederna.

Il canto del Padre nostro è stato introdotto dalla famiglia Govoni di Cento, vicino a Ferrara, uno dei paesi colpito dai terremoti dei giorni scorsi. Mariacristina e Giuliano hanno salutato il Papa dopo che il Santo Padre si è rivolto a chi era in collegamento da San Felica sul Tanaro: “Cari amici voi sapete che noi sentiamo profondamente il vostro dolore, la vostra sofferenza e vogliamo lavorare per aiutarvi, non vi abbandoniamo”, ha detto il Pontefice ricordando l’attività della Caritas, della Chiesa, dello Stato e delle Comunità attive. “Ognuno di voi – ha concluso – vuole aiutarvi nella preghiera e materialmente”.

Al termine del Padre Nostro Benedetto XVI ha impartito la benedizione solenne per poi tornare in Arcivescovado per la notte.

La serata è continuata fino alle 22.30 con l’esibizione di Dulce Pontes, della cantante israeliana Noa sul palco con Gil Dor, Clelia Sguera e Nico Arcieri, i Sonohra con Hevia, il gruppo zigano Alexian Group.

Il palco della serata, che sarà l’altare della Messa di domani,  lungo 100 metri, alto 25 e profondo 30 è sormontato da una mezza cupola trasparente che rende omaggio alle vetrate del Duomo.

Sul palco trovano posto:

• il S. Padre e i Cardinali concelebranti principali

• i Cardinali

• i Vescovi

• il Seguito Papale

• i concelebranti del Pontificio Consiglio Famiglia

• alcuni Officiali della Segreteria di Stato e dei Dicasteri Vaticani

• il Consiglio Episcopale Milanese ed alcuni presbiteri indicati dall’Arcidiocesi

• i 4 diaconi di servizio liturgico

• i 12 chierici ministranti

• i 5 Cerimonieri Pontifici e il Maestro delle Cerimonie del Duomo

• i 4 Ostiari del Duomo

• il Segretario del Duomo

• il coro e l’animatore dell’assemblea

Sul palco sono collocati i poli liturgici

• altare papale

• sede papale e dei concelebranti principali

• ambone

• credenza dell’altare papale

• sedie per cerimonieri, ministranti, Famiglia pontificia laica, etc.

• sedie per tutti i concelebranti

In una zona presso il palco trovano posto:

• i 2 lettori delle letture

• i 5 lettori delle intenzioni della preghiera universale

• gli 8 incaricati della processione offertoriale

• i 40 fedeli che ricevono la comunione dal S. Padre

• i 70 diaconi permanenti per le Comunioni dei concelebranti

• i 70 seminaristi di Venegono (accoliti e lettori) per Comunioni dei concelebranti

• i 30 ministranti della S. Galdino (servizio liturgico della Cattedrale)

In una zona presso o sotto il palco vari tavoli accolgono tutto ciò che deve “muoversi” al momento dell’offertorio:

• 8 offerte della processione offertoriale

• 300 pissidi per la Comunione dei fedeli

• 70 calici con vino e acqua per la Comunione dei concelebranti

• 70 patene con ostie grandi spezzate (prendono seminaristi Venegono) per la Comunione concelebranti

 

 Processione di ingresso

Viene fatta solo da:

• servizio liturgico

• ostiari Duomo

• 4 diaconi

• Vescovi delle Diocesi lombarde (solo i titolari)

• Vescovi Ausiliari di Milano

• Cardinali

• S. Padre

• Seguito Papale

Saluto al S. Padre

Prima del segno di croce iniziale, il Cardinale Arcivescovo di Milano rivolge un indirizzo di saluto al S. Padre.

Eucologia

Orazioni della solennità della SS. Trinità – Rito Romano

• Le tre orazioni presidenziali in lingua italiana

• Il Prefazio e la Preghiera eucaristica in lingua latina

• Gloria, Credo, Sanctus, Agnus Dei in lingua latina

Liturgia della Parola

Letture della solennità della SS. Trinità – Rito Romano

• 1° lettura proclamata in lingua inglese

• Salmo Responsoriale cantato in lingua italiana

• 2° lettura proclamata in lingua spagnola

• Vangelo cantato il lingua italiana

* Omelia

 «La vostra vocazione non è facile da vivere, specialmente oggi». Sono parole di grande realismo, quelle che Benedetto XVI affida alle famiglie in chiusura del VII incontro mondiale di Milano. Il Papa sa bene che la famiglia, sottoposta a repentini e violenti cambiamenti sociali in tutto il mondo, vive una profonda crisi ed è, sovente, oggetto di attacchi, nonché vittima di delegittimazione politica.

Ma, senza negare i problemi, Papa Ratzinger apre alla speranza, perché le famiglie – a cominciare da quelle che hanno partecipato all’Incontro mondiale – custodiscono «l’amore, l’unica forza che può veramente trasformare il mondo».

E così l’omelia della solenne celebrazione eucaristica – davanti a un’assemblea che, col colore delle bandiere e delle tante famiglie, restituisce la dimensione autenticamente cattolica – si trasforma in un vibrante appello a riscoprire la grande dignità della famiglia cristiana e la sua responsabilità dentro la Chiesa e la società. Una responsabilità che il cardinale Angelo Scola ha richiamato nel suo saluto introduttivo, affermando che «quando  i cristiani sanno essere testimoni risultano propositivi di vita buona in una società plurale come la nostra».

Benedetto XVI invita le famiglie ad «evangelizzare non solo con la parola, ma per “irradiazione”, con la forza dell’amore vissuto». Del resto, è  proprio nei gesti di ogni giorno la fede si gioca: nel modo con cui si vivono gli affetti, ci si impegna nel lavoro, si celebra la festa. E’ questo il messaggio forte del VII incontro mondiale della famiglie: la vita quotidiana  è il teatro della vocazione ordinaria della famiglia cristiana: «nella misura in cui vivrete l’amore reciproco e verso tutti – sottolinea il Papa – diventerete un Vangelo vivo, una vera Chiesa domestica».

Parole molto intense il Papa le ha dedicate alla coppia: in poche righe una vera e “propria teologia nuziale”. «Dio ha creato l’essere umano maschio e femmina, con pari dignità, ma anche con proprie e complementari caratteristiche. (…) Cari sposi, nel vivere il matrimonio voi non vi donate qualche cosa o qualche attività, ma la vita intera. E il vostro amore è fecondo innanzitutto per voi stessi, perché desiderate e realizzate il bene l’uno dell’altro». La fecondità della coppia, poi si allarga alla procreazione, «generosa e responsabile», dei figli, e alla società, perché il vissuto familiare è la prima e insostituibile scuola delle virtù sociali».

Per questo il Papa, in un contesto educativo spesso tentato di scorciatoie “manualistiche”, chiede agli sposi di farsi carico fino in fondo dei propri figli:  «In un mondo dominato dalla tecnica, trasmettete loro le ragioni del vivere, la forza della fede, prospettando loro mete alte e sostenendoli nelle fragilità».

A quanti, poi, «pur condividendo gli insegnamenti della Chiesa sulla famiglia, sono segnati da esperienze dolorose di fallimento e di separazione», alle persone e alle famiglie “dal cuore ferito” il Papa dedica un pensiero molto affettuoso, un balsamo per tanti: «Sappiate che il Papa e la Chiesa vi sostengono nella vostra fatica». Poi le incoraggia a rimanere unite alle loro comunità», alle quali, però, il Papa chiede di realizzare adeguate iniziative di accoglienza e vicinanza».

In chiusura di un Incontro mondiale dedicato a “Famiglia, lavoro e festa” il Papa riserva, infine, poche ma incisive parole a una delle emergenze sociali di oggi: l’equilibrio tra lavoro, festa e tempi della famiglia. Benedetto XVI, che nella “Caritas in Veritate” ha esaltato il valore-bussola della gratuità, denuncia «la mentalità utilitaristica» che «tende ad estendersi anche alle relazioni interpersonali e familiari, riducendole a convergenze precarie di interessi individuali». Ma – insiste – «il progetto di Dio e la stessa esperienza mostrano che non è la logica unilaterale dell’utile proprio e del massimo profitto quella che può concorrere ad uno sviluppo armonico e al bene della famiglia», perché, tra gli effetti collaterali, produce corsa ai consumi e disagio nelle famiglie. C’è bisogno, allora, di lavorare per «armonizzare i tempi del lavoro e le esigenze della famiglia, la professione e la maternità, il lavoro e la festa».

Per gli stessi motivi, una famiglia che voglia dirsi cristiana «pur nei ritmi serrati della nostra epoca», è chiamata a «non perdete il senso del giorno del Signore», ossia «l’oasi in cui fermarsi per dissetare la nostra sete di Dio».

Preghiera dei fedeli

Le cinque intenzioni, introdotte dal Diacono, sono proposte da alcuni fedeli nelle lingue: Tedesca, Inglese, Portoghese, Francese, Spagnola.

Processione offertoriale

8 fedeli presentano al S. Padre il pane d il vino per il sacrifico eucaristico.

Comunione

40 fedeli ricevono la Comunione dal S. Padre.

Concelebranti, diaconi, accoliti e ministri straordinari amministrano la Comunione (in questa occasione non sulla mano) all’assemblea.

Ringraziamento al S. Padre

Conclusa l’orazione dopo la Comunione, il Cardinale Presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia rivolge un ringraziamento al S. Padre.

 Allocuzione, Angelus, benedizione

Il S. Padre rivolge l’allocuzione con l’annuncio della sede ospite del prossimo incontro mondiale (Philadelphia, Stati Uniti d’America, 2015) introduce la preghiera dell’Angelus, imparte la benedizione apostolica.

Poi si torna alla realtà di tutti i giorni.

Il Papa atterrerà all’ helicopterorum portum (l’eliporto vaticano) alle 18:45 proveniente dall’aeroporto di Roma Ciampino. La famiglia lo aspetta. I terremotati dell’Emilia anche (ai quali il Papa donerà 500.000 euro tratti dall’Obolo di S. Pietro).

Giorgio Nadali

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foto di apertura “papamobile” di Giorgio Nadali

L’amore illusione e la passione d’importazione


di Giorgio Nadali

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Quanta gente si sposa perché si ama? Quanti si amano ancora dopo dieci anni? E dopo venti? Quanti per tutta la vita? Quanti rimangono uniti solo per amore dei figli e per abitudine? Quanti provano ancora passione ed entusiasmo per il coniuge? Quanti convolano a nozze scendendo a compromessi con la propria idea di partner ideale, con i propri valori ed educazione, solo perché hanno terrore della solitudine, e poi si ritrovano più soli di prima in compagnia di rimpianti e di una persona che non amano? Quanti sposano dei miraggi che svaniranno come neve al sole? Quanti confondono il desiderio con l’amore e l’amore con il matrimonio? Tanti. Troppi. Forse la maggioranza.

L’uomo occidentale che frequenta i siti di incontri – o i social network – cerca una donna molto femminile – secondo l’immaginario maschile. Una donna di cui i bigodini e il pigiama di flanella non prendano il posto della passione dopo qualche anno di matrimonio. Una donna che “si vesta da donna” anche quando fa la spesa al supermercato. Assurdo? No, perché – quando parliamo di amore di coppia – un uomo non può amare chi non desidera. Non può continuare ad amare chi non desidera più. Non l’amore come eros, almeno. Non l’amore di coppia. Non è una questione di età e riguarda qualsiasi uomo eterosessuale. La donna occidentale – per molti uomini – ha smesso di essere attraente per un uomo. Una brava madre, una intelligente e abile professionista, una donna piena di valori tradizionali, una donna emancipata, non stimolano il desiderio di un uomo. E quindi neanche il suo amore. Un uomo non deve sentirsi un “maiale” perché il suo amore per lei parte dal basso e va verso l’alto. Anche perché ai maiali veri –  come a tutte le bestie – il sesso non interessa. Glielo impone la natura  per un periodo di qualche giorno all’anno, solo per la riproduzione. Non sanno neanche di essere maschi o femmine. Quante persone invece dovrebbero ricordarsi più spesso di essere uomini o donne.

Il triste primato della prostituzione in Italia vede un record di sei milioni di clienti abituali. Quasi tutti uomini sposati. Un decimo del Bel Paese va a puttane. E non solo in senso figurato. Molti altri ci andrebbero anche, se non li bloccasse una morale che in realtà non capiscono veramente. Altri, perché è una cosa molto umiliante per un uomo il dovere pagare per sentirsi “desiderato”. Dovere pagare per poter desiderare come uomo. Non come maiale. I maiali non desiderano. Ma neanche amano. 

L’uomo occidentale pensa che le donne dell’Est possano farlo sentire più uomo, proprio perché lei è più donna. Non solo a letto. Proprio come per una donna è essenziale sentirsi ascoltata, rispettata, speciale e capita, (ma quanti uomini che si credono grandi amanti sanno fare questo?) un uomo non si sentirà mai amato se lei non lo fa sentire importante, stimato, necessario e accettato. Già, necessario. Le donne occidentali sono troppo emancipate, quindi sono meno desiderate. Criticano troppo, non accettano lui, quindi sono meno desiderate. A nessun uomo piace sentirsi un idiota, a meno che non lo sia veramente. Non lo fanno sentire importante per loro, quindi sono meno desiderate. Non lo fanno sentire uomo, quindi sono meno desiderate. Sarebbe come pretendere che una donna si innamori di un cretino o di un uomo che non sa ascoltarla e rispettarla.  Non è importante essere né belli, né ricchi, né giovani per conquistare una donna. (Però aiuta 🙂 ) Bisogna stimolare il suo immaginario e il suo desiderio. Essere interessanti. Questo vale però per la donna occidentale, non per molte donne dell’Est. La loro mentalità soffoca nel profondo la loro femminilità con un’avidità materialista tipicamente maschile. Sanno essere molto donna solo esteriormente, sessualmente, ma non sentimentalmente.

Senza nulla in comune, cultura, educazione, livello sociale, valori, spesso un’età molto distante, è ovvio che un matrimonio con una di queste donne è un fatto di interesse – non di amore. Il fenomeno antico – nato in realtà nel XVIII secolo negli Stati Uniti d’America – delle “mogli per corrispondenza”  (mail order brides) riguarda in pratica nei moderni siti web delle “mogli in vendita” al miglior offerente. Se per una donna occidentale è naturale valutare innanzi tutto l’intelligenza, il carattere, la personalità di un potenziale marito, per queste donne è assolutamente prioritario valutare la possibilità economica. Va da sé che non è l’amore conseguente alla personalità, ma al conto in banca.  Sradicandosi da un Paese ex sovietico con un livello di vita molto basso, è evidente che il potenziale marito debba farsi carico di tutto e di mantenere sua moglie, che l’ha sposato non per amore, ma per interesse – se non proprio per fame. Di conseguenza è possibile trovare matrimoni con differenze di età decisamente improbabili in Occidente, anche di quindici o venti anni.   

Queste donne rappresentano per gli uomini che cercano all’Est l’amore, il miraggio di una donna che sappia essere tale per un uomo. Le donne dell’Est che frequentano questi siti sanno fare questo, ma non sanno offrire vero amore. Sanno offrire desiderio, ma alla maggioranza degli uomini questo non può bastare. Perché la maggioranza degli uomini spesso si innamora di chi desidera, ma non può trovare in queste donne  il sentimento che proviene dal cuore. Donne occidentali troppo sbilanciate su elementi che non generano e alimentano l’amore in un uomo. Donne dell’Est che sanno fare questo, ma non sono in grado di amarlo come persona. Passione senza sentimento e sentimento senza passione sono il dramma della coppia moderna. Perché nessuno di noi è solo un corpo o solo un’anima.   

Giorgio Nadali

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San Valentino e la teoria della triangolazione dell’amore


Di Giorgio Nadali

La triangolazione dell’amore per alcuni è “lui, lei, l’altro”, ma non per Robert J. Sternberg, psicologo statunitense dell’Università di Yale. Nel 1986 pubblicò, sulla rivista Psychological Review», la sua Teoria sulla triangolazione dell’amore» (A triangular theory of love), nella quale affermava che l’amore maturo («vissuto») è composto da tre componenti che possono essere graficamente collocate ai vertici di un triangolo equilatero.

             Le tre componenti sono: l’intimità, la passione, la decisione/impegno. Il triangolo è una metafora utile per visualizzare i reciproci collegamenti e combinazioni possibili fra le tre componenti dell’amore e a comprendere in che modo esse si manifestino. La teoria è simile a quella di Lee, (1977), detta «Tipologia degli stili di amore» («A typology of styles of loving»), pubblicata nel «Personality and social Psychology Bullettin» n° 3, di quell’anno.

             Ricordiamo che “sessualità” significa molto di più di “sesso”. La dimensione religiosa gioca un ruolo molto importante nella strutturazione di tutta l’affettività (il complesso dei sentimenti e delle emozioni) della persona. Affettività e sessualità strutturano la personalità. La sessualità è quindi la chiave nella melodia dell’amore. Una sola nota stonata, fuori dal pentagramma dei valori, non farà altro che rovinare il motivo di fondo della nostra esistenza. «La sessualità non è pura istintualità; è un indiscutibile potere creativo che non è solo la causa principale delle nostre vite individuali, ma anche un fattore molto serio nella nostra vita psichica». (Carl Jung)

             «L’intimità si riferisce a sentimenti di confidenza, di unione e di affinità che creano un’esperienza di calore. Sternberg e Grajek (1984) hanno individuato, nel rapporto amoroso, dieci segnali di intimità: 1) il desiderio di contribuire al benessere materiale della persona amata; 2) sentirsi felici con la persona amata; 3) avere una profonda stima della persona amata; 4) poter contare sulla persona amata, in caso di bisogno; 5) darsi reciproca comprensione; 6) condividere con la persona amata il proprio mondo interno e le proprie risorse materiali; 7) ricevere sostegno emotivo dalla persona amata; 8) dare alla persona amata sostegno emotivo; 9) comunicare alla persona amata i propri desideri più intimi; 10) considerare il rapporto con la persona amata come qualcosa di grande valore nella propria vita».

             La componente passione riguarda «un forte eccitamento psicologico e fisiologico, segnato da un’intenso desiderio di unione con l’altro… Nei rapporti romantici la passione in genere include una potente attrazione sessuale, il desiderio di stringere fisicamente l’altro e di confondersi biologicamente con lui. Nei rapporti non romantici – come ad esempio nell’amore genitoriale o nella devozione religiosa – l’aspetto sessuale viene soppresso e l’eccitamento psicologico assume altre forme».

             «Nella componente decisione/impegno convivono due aspetti, uno a breve e l’altro a lungo termine. L’aspetto a breve termine è rappresentato dalla decisione di amare qualcuno. L’aspetto a lungo termine è rappresentato dall’impegno a conservare vivo quell’amore. Essi tuttavia non sono necessariamente inscindibili, dal momento che l’impegno non è la conseguenza inevitabile della decisione, e viceversa: esistono molti casi di persone coinvolte in un rapporto amoroso (impegno) che non hanno mai ammesso di amare il partner e di esserne innamorato (decisione). Il più delle volte, tuttavia, la decisione precede l’impegno»

             «Tutti i vari significati contenuti nel termine impegno indicano comunque la stabilità di un vincolo interpersonale di fronte al fluttuare delle situazioni personali, relazionali e ambientali. Il profondo e continuativo senso di impegno rispetto a un legame – anche in assenza di calore o addirittura in presenza di ostilità – deriva dai sentimenti di investimento cumulativo o di interdipendenza»

             Le varie combinazioni di queste componenti dell’amore maturo danno origine ai seguenti tipi d’amore:

«Simpatia» (solo intimità)

«Amore vuoto»                   (solo impegno) che qui noi preferiremmo chia-mare «carità», rispetto al termine usato da Sternberg, in quanto essa non richiede né intimità, né passione, ma è tutt’altro che essere un tipo di amore vuoto, pur richiedendo unicamente impegno per il bene dell’altro, senza distinzioni, né esclusività, a imitazione dell’amore divino e in forza di esso.

«Amore amicizia»              (intimità + impegno)

«Infatuazione»                    (solo passione)

«Amore romantico»          (intimità + passione)

«Amore fatuo»                    (passione + impegno)

«Amore vissuto»                (passione + intimità + impegno)

nell’ordine che ci sembra seguire la genesi di questo amore, a differenza dell’amore amicizia, che parte dall’intimità per arrivare all’impegno, sorretto dall’intimità.

Sternberg definisce l’amore composto dalla sola componente passione come «amore-infatuazione», che ama l’altro (in questo caso Dio) come un oggetto idealizzato e non come la persona che è in realtà. E’ un sentimento improvviso ed estremamente fugace e transitorio, sussistente solo se il rapporto con l’altro non è realmente vissuto o se almeno non subisce l’impatto con le frustrazioni. Nasce più che altro da una proiezione dei desideri della persona e non da un vivo interesse per l’altro. Dà luogo a rapporti asimmetrici direttamente proporzionali all’angoscia con cui il rapporto viene vissuto. Essendo l’altro idealizzato, questo rapporto è particolarmente soggetto all’angoscia. Infatti, rapportato al nostro ambito di esperienza della grazia (mediata dalla comunità di fede), gli individui che non integrino questo elemento con l’intelligenza prima, e con la volontà poi, la ridurranno a pura esperienza emotiva, legata esclusivamente all’ambiente dove l’hanno esperita, conducendoli a forme di religiosità «dipendente» nella quale «l’onnipotenza divina è cercata come medicina compensataria alla propria insicurezza profonda; ogni trauma della vita è vissuto come un tradimento da parte di Dio che non ha più continuato a proteggerli. Conseguenza è anche una perdita dell’autostima, proprio perché essa è rimasta connessa ad un costante bisogno di essere rassicurati, protetti e amati. La religiosità di costoro è caratterizzata dalla ricerca di confortanti simboli di protezione e dall’aspettativa di interventi magici».

SOLO PASSIONE

Infatuazione. Amore che ama l’altro come oggetto idealizzato e non come persona reale. Altamente instabile e provvisorio, istintivo.

Componente volontà assente. Componente riflessione assente. Attrazione fisica o eccitamento psicologico, nel caso di passione di genitori o di devoti religiosi (verso Dio).

Fromm mette in guardia sul carattere illusorio e possessivo di questo «amore».

La motivazione inconscia che la alimenta può essere egoistica e addirittura violenta, generando una falsa idea di unione e amore.

Conseguenze possibili: la persona è ansiosa perché deve continua-mente alimentare il rinforzo della attrazione sull’altro.

Non sa mai se è accettata per quello che è o per come appare, quindi non sperimenta la vera libertà interiore.

SOLO INTIMITA’ 

Simpatia. Coinvolgimento emotivo e interdipendenza comporta-mentale con l’altro. Attrazione assente. Eccitamento psicologico assente. Il sentimento è però instabile in quanto non è sorretto dall’impegno. In pratica, l’altro non è percepito come valore, ma come qualcuno che si avvicina al proprio modo di essere (effettivo o desiderato).

Il rapporto è condizionato da questo. Non c’è quindi dono gratuito di sé.

Possibili conseguenze: rapporto superficiale, sfiducia negli altri.

SOLO DECISIONE / IMPEGNO

Amore vuoto. «Si configura quando una persona decide di amarne un’altra (un impegno ad amare) in assenza delle componenti di intimità e di passione… a meno che l’impegno non sia profondo, non è improbabile che questo tipo di amore finisca proprio perché si basa su una componente particolarmente soggetta a modificazioni coscienti» (Sternberg).

Potremmo forse usare un altro termine rispetto a quello adottato da Sternberg. Lo stesso Freud, pur non definendolo carità, lo ha riconosciuto, come abbiamo visto, in San Francesco, come «l’esempio più insigne di come ci si possa servire dell’amore ai fini del senso interiore di felicità».

E’ dunque l’amore di carità, che è lo sforzo di un amore totalmente gratuito per l’altro sul modello dell’amore divino per l’uomo, in qualsiasi tipo di rapporto. Fromm concorda sul fatto che «l’amore è essenzialmente un atto di volontà». Senza questa non abbiamo realmente dono all’altro.

D’altra parte siamo nati tutti per amare. E’ il principio dell’esistenza e il suo unico fine, sosteneva Benjamin Disraeli.

PASSIONE + INTIMITA’

Amore romantico. Attrazione fisica (o eccitamento psicologico) più coinvolgimento emotivo della sfera degli ideali.

Amore provvisorio, legato al comportamento e all’aspetto del soggetto amato. Vi è ancora idealizzazione dell’altro. Manca l’impegno ad accogliere l’altro per come è realmente, al di là della gratificazione personale. Può aprire alla forma di amore completo (amore vissuto) purché la persona verifichi i motivi dell’unione e gradualmente si apra all’impegno per la crescita dell’altro, al di là della gratificazione immediata e ricercata volutamente.

Possibili conseguenze: amore vissuto oppure continua impossibilità di manifestare se stesso nel dono oblativo dell’altro con conseguente frustrazione.

Atteggiamenti difensivi. L’altro (ed io stesso) non sa se è accolto per quello che è (anche nella sua debolezza, nei suoi difetti…) o per ciò che gratifica.

PASSIONE + IMPEGNO

Amore fatuo. La fatuità va intesa nel senso che l’impegno si attua sulla base di una passione a cui manca l’elemento stabilizzante del coinvolgimento intimo che, per svilupparsi, ha bisogno di un certo tempo.

 L’amore fatuo è estremamente soggetto all’angoscia. Infatti, quando la passione svanisce – e ciò accade quasi inevitabilmente – tutto ciò che rimane è un tipo di impegno che non si è accresciuto nel tempo ma che, al contrario, è ancora «giovane» e probabilmente superficiale.

E’ l’impegno preso tenendo conto solo della passione.

Possibili conseguenze:

angoscia, frustrazione, cinismo.

INTIMITA’ + IMPEGNO

Amicizia. Nasce da una profonda simpatia per l’altro sostenuta dal-l’impegno di mantenere ed appro-fondire la relazione nel tempo, senza l’eccitazione psicologica o l’attrazione fisica. Poggia il suo essere profondo nelle doti del-l’altro. Totalmente gratuito è l’amore di benevolenza nel quale la persona si dona senza cercare un contraccambio. Esige gratuità, reciprocità, fedeltà, discrezione.

Ci sembra, a questo proposito, molto di più di un amore-vissuto degenerato, ove la componente passione è venuta meno, come afferma Sternberg.

Nel rapporto con Dio l’amicizia è impossibile senza la grazia, a meno di intenderla come un particolare rapporto in cui la persona ha più difficoltà a lasciarsi amare da Dio, cercando più di mantenere la relazione su basi razionali.

Gradualmente, Gesù, trasformerà questa mentalità in Nicodemo (GV 3, 1-21): è necessario rinascere alla grazia (GV 3, 7), per esser suoi amici (GV 15, 14).

PASSIONE + INTIMITA’ + IMPEGNO

AMORE VISSUTO

E’ l’amore di tipo coniugale, nel quale tutte le componenti sono presenti e nel quale si esprime autenticamente il totale dono di sé all’altro anche nella dimensione temporale. Sono presenti i quattro elementi comuni a tutte le dorme d’amore che Fromm identifica in premura, responsabilità, rispetto, conoscenza. La conoscenza è pro-fonda. «L’amore è l’unico mezzo per conoscere, poiché nell’atto dell’unione è la risposta alla mia domanda.

Nell’altro essere trovo me stesso, scopro me stesso, scopro tutti e due, scopro l’uomo… La forma religiosa di amore, che è chiamata l’amore per Dio, psicologicamente non è diversa. Nasce dal bisogno di superare la separazione e di raggiungere l’unione. Infatti, l’a-more per Dio ha altrettante qualità ed aspetti dell’amore per l’uomo e, fino a un certo limite, vi troviamo le stesse differenze» (FROMM, op. cit., pp. 39, 66-67).

 Giorgio Nadali

www.giorgionadali.it

Tratto da:

Giorgio Nadali – Sessualità, Religioni e Sette. Amore e Sesso nei Culti mondiali, Roma, Armando Editore, 1999 

Robert J. Sternberg, Michael L. Barnes (a cura di) – La psicologia dell’amore, Milano, Bompiani, 1990

Pubblicato su “Affari Italiani” del 18.02.2010  http://www.affaritaliani.it/culturaspettacoli/amore_scienza170210.html

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