La croce cristiana sulla bandiera italiana


di Giorgio Nadali

La croce è molto di più di un simbolo religioso. E’ il simbolo della cultura occidentale. Il cristianesimo ha fondato la storia di tutti gli stati dell’Occidente. Un simbolo di unità, non di divisione. In Italia è presente in tutti i luoghi statali. Tribunali, carceri, ospedali, stazioni di pubblica sicurezza. Anche a scuola il crocefisso ricorda la cultura nazionale. Cultura, religione, società e storia non possono essere separati in nessun Paese del mondo. Già un sociologo ateo se n’era accorto. Emile Durkheim diceva: ““Non esiste una società conosciuta, senza religione. La religione ha dato tutto ciò che è essenziale allo sviluppo della società”. Ma anche Frèderic Le Play: “I popoli vivono delle loro credenze e muoiono delle loro incredulità”. Multe di 150 euro decise da un sindaco leghista per i presidi che non affiggono il crocifisso nelle aule. I dirigenti scolastici avranno 7 giorni di tempo per “rimediare”. L’ordinanza è stata firmata in Lombardia dal primo cittadino di Besana Brianza, Vittorio Gatti.

Questi sono i 25 Stati hanno il simbolo cristiano della croce sulla loro bandiera nazionale.

Australia, Città del Vaticano, Danimarca, Dominica, Figi, Finlandia, Georgia, Grecia, Isola Anguilla, Isola Bouvet, Isole Cocos, Isole Cook, Isola Falkland, Isole Faroe, Islanda, Malta, Norvegia, Nuova Zelanda, Regno Unito, Repubblica Dominicana, Slovacchia, Svezia, Svizzera, Tonga, Tuvalu. Inoltre Andorra ha sulla sua bandiera uno stemma con la tiara del vescovo e il bastone pastorale.

Per cui la proposta della Lega di apporre la croce, il simbolo della nostra cultura nazionale sulla bandiera nazionale italiana è perfettamente in linea con la scelta operata già da parecchi anni di 25 stati cristiani che hanno scelto di mostrarla come parte intergrante del loro vessillo.  

La croce è dappertutto. Solo l’ignoranza no lo sa. Un esempio? La croce di San Giorgio (rossa su fondo bianco) è una delle due croci presenti sulla bandiera nazionale del Regno Unito – insieme a quella di Sant’Andrea – ed è parte anche del vessillo di Grecia, Georgia, Nuovo Galles del Sud e di due regioni italiane – Liguria e Sardegna. La croce è presente sullo stemma di 25 grandi città mondiali, di cui 17 italiane tra cui Milano, Mantova, Padova, Genova, Reggio Emilia. La croce di San Giorgio è anche sullo stemma di 9 società calcistiche italiane tra cui Milan, Genoa, Parma, Bologna, Novara e Sampdoria. L’immagine di San Giorgio a cavallo che uccide il  drago è presente su un totale di 135 stemmi di città e stati.  Inoltre è presente sullo stemma delle Forze armate russe, del Procuratore generale della Russia e dell’Arma di Cavalleria dell’Esercito Italiano. La croce greca è presente su tutte le autoambulanze dei Paesi occidentali…

Il rischio Eurabia è reale.  Eurabia è una teoria geopolitica che si riferisce ad un ipotetico scenario futuro in cui l’Europa, a causa della continua massiccia immigrazione islamica e dello scarso tasso di natalità delle popolazioni europee autoctone rispetto a quello degli immigrati arabo-islamici, finirebbe con lo snaturare nel giro di qualche decennio la propria identità, mettendo allo stesso tempo a rischio le proprie libertà civili (in particolare quella d’espressione) oltreché la laicità dei vari Stati. Viene infatti prospettato il rischio che i musulmani, una volta divenuti “massa critica”, possano pretendere l’inserimento nei vari ordinamenti giuridici nazionali di norme provenienti dalla Shar’ia – la legge islamica. L’identità nazionale si difende anche con i simboli della cultura cristiana. Quella che ha fondato l’Occidente. La stessa dei Padri della Patria che hanno voluto la nostra Costituzione e la nostra bandiera. 

E nella storia della bandira nazionale la croce c’è già stata. Bandiera Sensiglia del [15º Reggimento di Linea Messapia] del Regno delle Due Sicile, il Tricolore reca al centro la Croce del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (dal 25 giugno 1860 al novembre 1860). I colori della bandiera italiana derivano da quelli in uso a Milano al momento dell’invasione napoleonica. La bandiera bianca con croce rossa, vessillo della città, ha origine ancor prima delle Crociate e rappresenta l’autonomia comunale. Sull’onda della centralità economica e del prestigio politico di Milano, fu rapidamente adottata da numerose altre città del Nord, tra cui Genova la quale, potenza marinara, la diffuse anche in Europa, e in particolare in Inghilterra.

La Svizzera ha giustamente  detto no ai minareti anche per difendere la croce che dal 1918 è sulla sua bandiera, l’unica quadrata assieme a quella del Vaticano. Non si tratta di negare luoghi di culto agli immigrati. Si tratta di difendere e rivendicare un’identità, senza la quale non può esserci nemmeno accoglienza.

Giorgio Nadali

www.giorgionadali.it

Pubblicato su “Affari Italiani” del 01.12.2009  http://www.affaritaliani.it/cronache/la_croce_cristiana_sulla_bandiera_italiana11209.html

Pubblicato su “L’Opinionista” del 10.12.2009  http://www.lopinionista.it/notizia.php?id=346

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. Giorgio Nadali
    Dic 08, 2009 @ 01:20:38

    “La decisione della Corte di Strasburgo suscita amarezza e non poche perplessità. Fatto salvo il necessario approfondimento delle motivazioni, in base a una prima lettura, sembra possibile rilevare il sopravvento di una visione parziale e ideologica”. Questa la posizione della Conferenza episcopale italiana (Cei). “Risulta ignorato o trascurato il molteplice significato del crocifisso, che non è solo simbolo religioso ma anche segno culturale” precisa la nota della Cei. Secondo i vescovi “non si tiene conto del fatto che, in realtà, nell’esperienza italiana l’esposizione del crocifisso nei luoghi pubblici è in linea con il riconoscimento dei principi del cattolicesimo” come “parte del patrimonio storico del popolo italiano”, ribadito dal Concordato del 1984. “In tal modo, si rischia di separare artificiosamente l’identità nazionale dalle sue matrici spirituali e culturali”, mentre, conclude la nota, “non è certo espressione di laicità, ma sua degenerazione in laicismo, l’ostilità a ogni forma di rilevanza politica e culturale della religione; alla presenza, in particolare, di ogni simbolo religioso nelle istituzioni pubbliche”. A sua volta il card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, ha parlato di “sentenza orientata ideologicamente che finisce con impoverire un mondo già così disorientato”.

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