L’odio laicista contro il Crocefisso


CROCIFISSOdi Giorgio Nadali

Il crocefisso dà fastidio ai laicisti. Non ai laici. E ancora una volta la scuola e i ragazzi sono usati come strumento politico dai nemici della religione. I laicisti, appunto. Una signora –  Soile Lautsi Albertin, cittadina italiana originaria della Finlandia, che nel 2002 aveva chiesto all’istituto comprensivo statale Vittorino da Feltre di Abano Terme (Padova), frequentato dai suoi due figli di 11 e 13 anni, di togliere i crocefissi dalle aule in nome del principio di laicità dello Stato. Dalla direzione della scuola era arrivata risposta negativa e a nulla sono valsi i successivi ricorsi della Lautsi. Oggi la corte europea di Strasburgo le ha dato ragione. Ma la signora dimentica che la croce è presente anche sulla bandiera nazionale della Finlandia – suo Paese di origine – insieme ad altri 17 Stati. Tutti laici. Ma non laicisti. Una concezione sbagliata della laicità. La laicità distingue il potere politico dall’autorità religiosa, ma non rinuncia ai simboli culturali del proprio Paese. La laicità è invece l’odio contro la religione, per cercare – nei Paesi cristiani – di ridurre la Chiesa nelle chiese. E’ anche un fatto di ignoranza, dato che non è possibile in nessuno dei 194 Stati del mondo separare cultura, storia, religione e società. E naturalemente non è possibile eliminare i loro simboli. La croce rappresenta il fondamento della cultura che ha fondato i Paesi occidentali. Per questo la Corte Costituzionale si era pronunciata così:   «Il crocifisso è simbolo di tutti i martiri, al di là della fede religiosa».

La decisione sui crocefissi presa dalla Corte di Strasburgo “non è vincolante” per gli Stati membri dunque “resteranno nelle aule”. Lo ha detto Silvio Berlusconi. A decidere, prosegue il premier “è una commissione del Consiglio d’Europa cui partecipano molti Stati che non sono nell’Ue”. Dunque la sentenza “non è vincolante e non c’è alcuna possibilità di coercizione per il nostro Paese”. Il governo ha dato mandato al ministro Frattini di fare ricorso. Tutte le forze politiche parlamentari si sono espresse in difesa del crocefisso.

“Penso che su questioni delicate come questa, qualche volta il buonsenso finisce di essere vittima del diritto. Io penso che un’antica tradizione come il crocefisso non può essere offensiva per nessuno”. Così il segretario del Pd, Pier Luigi Bersani, arrivando nella sede della Commissione Europea, ha commentato la controversa sentenza della Corte europea dei diritti dell’uomo di Strasburgo. Tutto il Pdl si mobilita contro la decisione della Corte Europea. «La presenza del crocifisso in classe non significa solo adesione al cattolicesimo dice Vaccarezza (Pdl)- ma è il simbolo della nostra tradizione. Il crocefisso è un patrimonio civile di tutti gli italiani, perchè è il segno dell’identità cristiana dell’Italia e anche dell’Europa.E’ un simbolo che, oltre al valore intrinseco, rappresenta la nostra storia, la nostra cultura e la nostra essenza più pura di Italiani. Cancellare i simboli vuol dire cancellare una parte di noi stessi, negare i presupposti stessi su cui si è fondata l’evoluzione della nostra vita. Sottolineare la laicità delle istituzioni è un passaggio ben diverso da questo, volto a mio parere alla completa negazione del cristianesimo. E’ un errore drammatico fare dell’Europa uno spazio vuoto di simboli, di tradizioni, di cultura».

«La sentenza della Corte Europea di Strasburgo è fortemente ideologica e non è certamente condivisa dal sentire comune. Se continua su questa strada temo che l’Europa si allontani dalla gente». Così ha affermato il presidente della Cei e arcivescovo di Genova, Angelo Bagnasco che ha ribadito la critica della Chiesa alla sentenza della Corte Europea per i Diritti dell’Uomo sui Crocifissi nelle scuole. Il cardinale Bagnasco ha sottolineato come «una decisione del genere, oltre ad essere sbagliata nel merito, non risponda al sentire del popolo».

«Il Crocifisso», ha dichiarato commentando la sentenza della Corte europea padre Federico Lombardi, direttore della Sala stampa vaticana, «è stato sempre un segno di offerta di amore di Dio e di unione e accoglienza per tutta l’umanità». «Dispiace che venga considerato come un segno di divisione, di esclusione o di limitazione della libertà. Non è questo, e non lo è nel sentire comune della nostra gente». Ma se questo è vero, sarà allora innanzitutto interesse della Chiesa evitare che il crocifisso – simbolo di «unione e accoglienza» – sia interpretato come «segno di divisione»

Non è difficile scorgere il crocifisso nelle aule di giustizia, nelle carceri, negli ospedali, nelle caserme, nelle stazioni di Pubblica Sicurezza e in molte scuole. L’ex presidente Ciampi osservò: “A mio giudizio, il crocifisso nelle scuole è sempre stato considerato non solo come segno distintivo di un determinato credo religioso, ma soprattutto come simbolo di valori che stanno alla base della nostra identità”. E ricorda: “Non a caso il filosofo laico Benedetto Croce intitolò un suo saggio Perché non possiamo non dirci cristiani”.

L’esposizione del crocefisso nei luoghi statali è tuttora regolata dall’art. 118 del regio decreto del 30 aprile 1924, n. 965 (Ordinamento interno delle giunte e dei regi istituti di istruzione media), nella parte in cui includono il crocifisso tra gli «arredi» delle aule scolastiche impone la sua esposizione in ogni scuola e nei tribunali.

“Chiunque rimuove in odio ad esso l’emblema della Croce o del Crocifisso dal pubblico ufficio nel quale sia esposto o lo vilipende, è punito con l’arresto fino a sei mesi o con l’ammenda da 500 a 1.000 euro”. Non è ancora legge. E’ l’articolo 4 della proposta di legge riguardante le “Disposizioni per disciplinare l’esposizione del Crocifisso in tutti i pubblici uffici e le pubbliche amministrazioni della Repubblica” presentata il 31 maggio 2006 dal deputato veronese della Lega Nord Padania, Federico Bricolo.

Bricolo sostiene che “Non si ritiene che l’immagine del Crocifisso nelle aule scolastiche, o più in generale negli uffici pubblici, nelle aule dei tribunali e negli altri luoghi nei quali il Crocifisso o la Croce si trovano ad essere esposti, possa costituire motivo di costrizione della libertà individuale a manifestare le proprie convinzioni in materia religiosa.

Risulterebbe inaccettabile per la storia e per la tradizione dei nostri popoli, se la decantata laicità della Costituzione repubblicana fosse malamente interpretata nel senso d’introdurre un obbligo giacobino di rimozione del Crocifisso; esso, al contrario rimane per migliaia di cittadini, famiglie e lavoratori il simbolo della storia condivisa da un intero popolo.

Cancellare i simboli della nostra identità, collante indiscusso di una comunità, significa svuotare di significato i principi su cui si fonda la nostra società.

Rispettare le minoranze non vuole dire rinunciare, delegittimare o cambiare i simboli e i valori che sono parte integrante della nostra storia, della cultura e delle tradizioni del nostro Paese.

Pur prendendo atto dell’odierna aconfessionalità e neutralità religiosa dello Stato, nonché della libertà e della volontarietà dei comportamenti individuali, i fatti da ultimo registrati evidenziano come si renda necessaria l’emanazione di un provvedimento che, pur nel rispetto dell’autonomia scolastica, assicuri che non vengano messi in discussione i simboli e i valori fondanti della nostra comunità”.

Ma cos’è uno stato laico? E’ uno stato che nelle sue leggi non contempla esclusivamente dei dettami religiosi. Al contrario, uno stato teocratico fonda ogni sua legge sulla legge religiosa. Oggi solo sei paesi islamici (su una ventina) lo sono. In un paese teocratico ogni peccato è anche un reato! Ma stato laico non vuol dire senza cultura religiosa. Non esistono stati di questo tipo. Già uno dei padri della sociologia moderna, Emile Durkheim, pur essendo ateo osservava: “Non esiste una società conosciuta, senza religione… la religione ha dato vita a tutto ciò che è essenziale nella società”.

Ogni cultura ha dei simboli condivisi. Va da sé che il crocefisso rimane il simbolo fondante della cultura cristiana, che è quella del Popolo italiano. A nessuno verrebbe in mente di rimuovere la croce presente su tutte le autoambulanze dei paesi cristiani. Eppure è anche lì, come simbolo cristiano del soccorso e della salvezza.

Un piccolo gruppo di atei razionalisti cerca di condurre una “campagna permanente di sensibilizzazione per la rimozione dei crocifissi negli edifici pubblici”. Altri lamentano, radicali in testa, un eccessivo peso del Vaticano sugli affari interni nazionali. Laicità dimenticata: l’ingerenza del Vaticano ha superato il limite di tolleranza per uno Stato democratico , affermano.

E’ viva la polemica sulla libertà di voto di un deputato cattolico, eletto, sostengono, anche da chi non si riconosce nel pensiero della Chiesa, dimenticando che “la coerenza è il primo dei doveri di un cristiano”.

Vero è che rispettare la cultura in cui si riconosce la stragrande maggioranza dei cittadini di una nazione è segno di civiltà e anche di saggezza. Non è col laicismo, che sostiene la piena autonomia dello Stato e dei suoi principî rispetto alle autorità e alle confessioni religiose, che è possibile un confronto democratico con l’identità e la cultura di un Paese, che deve alla religione i suoi fondamenti sociali, storici e culturali. Con buona pace di chi vede nel crocifisso non un simbolo di salvezza, ma di condanna.

E allora perché i laicisti non propongono per loro stessi, con somma coerenza, di eliminare come festività anche la domenica, dato che in tutti i paesi cristiani rimane il giorno del riposo in quanto, letteralmente “Giorno del Signore”? Per non parlare delle altre sei festività cattoliche riconosciute dal Concordato tra Stato e Chiesa, come giorni festivi per tutta la Nazione… La verità è che le società vivono di tradizioni e di simboli e tra questi quelli religiosi, dato lo stretto legame tra religione, cultura e società presso qualsiasi popolo della Terra.

Forse dovrebbero rimuovere la Croce quei 18 Stati che l’hanno posta sulla loro bandiera nazionale? Sono 40 su 192 gli stati che hanno un simbolo sacro sul vessillo nazionale….

Volere la rimozione dei simboli nei quali non ci si riconosce (ma che sono riconosciuti dalla maggioranza) significa perdere parecchio della propria umanità. E forse anche rinunciare a un po’ di intelligenza e socialità. Si parla tanto di integrazione culturale degli immigrati. Molto avrebbero da imparare coloro che nati in un paese di cultura cristiana, non la riconoscono e stizzosamente vorrebbero per loro la rimozione dei suoi simboli. A loro il consiglio di un luogo senza simboli religiosi, senza tradizioni e senza cultura religiosa che influisca sul tessuto sociale. A dire il vero anche in quel luogo è arrivato un simbolo. Laico. Una bandiera. Sulla Luna.

Giorgio Nadali

www.giorgionadali.it

Pubblicato su “L’Opinionista” del 23.11.2009  http://www.lopinionista.it/notizia.php?id=336

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2 commenti (+aggiungi il tuo?)

  1. giorgionadali
    Nov 08, 2009 @ 12:18:28

    In nessuno dei 194 Paesi del mondo si possono separare cultura, società, religione e storia. Neanche volendo. Sono fuse insieme. Infatti un sociologo ateo – Durkheim – aveva notato che non esiste un popolo senza religione e che la religione ha dato vita a tutto ciò che è essenziale nella società. I simboli relgiosi fanno parte integrante della società e della cultura dove si vive. Ha notato che- ad esempio – su tutte le ambulanze c’è la croce nei paesi cristiani? Basta osservare e riflettere. Durkheim era raro ateo intelligente. Purtroppo è morto 92 anni fa. Io credo invece che i simboli religiosi diano fastidio solo ai laicisti. A chi per qualche motivo odia la religione perchè ha qualche problema interiore…

    Rispondi

  2. cesare barbadoro
    Nov 26, 2009 @ 21:45:28

    Il nulla

    Il più grande esempio di amore che l’umanità ha avuto modo di conoscere è stato dato da un uomo, per i credenti il Figlio di Dio, che non tanto dalle sue inusuali parole di sovrumana grandezza spirituale pronunciate durante il suo atroce supplizio: ”Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno”, mai prima sentite, quanto nell’aver saputo vivere, nell’abominevole morte per crocefissione romana, la totale partecipazione all’umanità sofferente, offesa e umiliata di ieri, oggi e domani.
    La croce rappresenta quindi la massima espressione d’amore vissuto, il Sacrificio perfetto, universalmente riconosciuto da credenti e da non credenti. Rappresenta il Cristianesimo che innegabilmente ha influenzato la cultura occidentale tutta nel diritto, nella letteratura, nelle arti e nei costumi, assurta a simbolo di riferimento culturale di una civiltà, e cifra dell’epoca nostra.
    La vista del Crocifisso non può dunque, in alcun modo, arrecare offesa all’intelligenza e alle diverse sensibilità religiose e di pensiero di chiunque se non per motivi di: ignoranza, intolleranza o da ottuso ateismo laicista.
    Ma i giudici della Corte Europea dei Diritti Umani di Strasburgo non sono di questo parere e hanno ritenuto, i sopra citati casi d’insofferenza al simbolo cristiano, meritevoli di tutela tanto da emettere la sentenza che vieta l’esposizione del Crocefisso nelle aule scolastiche delle italiane scuole. Questi giudici, oltre ad esercitare indebite interferenze ignorando le leggi autonomamente formulate dai singoli Stati membri nell’ambito del Federalismo Europeo e, nello specifico, ignorando il Concordato vigente tra lo Stato Italiano e il Vaticano, vogliono disconoscere il ruolo della religione cattolica nella costruzione del pubblico costume al fine di promuove un agnosticismo religioso, alieno dalla storia, cultura e tradizioni del popolo italiano ed europeo. Orbene, se i simboli che pubblicamente rappresentano il cristianesimo costituirebbero offesa alle diverse sensibilità religiose e al libero pensiero, si dovrebbe, per la stessa motivazione, riformare il calendario, in quanto riferito alla nascita di Cristo, censurare i libri di storia, arte e letteratura, spogliare i musei e le pinacoteche, togliere i crocifissi dalle cime dei campanili, negli ospedali, dalle aule dei tribunali, dai crocicchi delle strade, dalle cime delle montagne e dai sentieri di campagna.
    Già in passato, sull’onda dello spirito illuminista-massonico e con falsi pretesti oscurantisti, la Chiesa ha subito la mattanza del suo clero, di uomini, di donne e bambini innocenti, distruzione di chiese, conventi, beni e simboli. Più recentemente il nazionalsocialismo ha voluto sistematicamente eliminare il popolo culla del monoteismo con tutti i suoi simboli e la sua cultura. Nondimeno ha fatto il comunismo, con la più grande mattanza mai conosciuta a memoria d’uomo, per cancellare ogni traccia di religiosità nell’individuo. Traspare comunque, da questa sentenza, una ottusa volontà riformista atea determinata ad indebolire la resistenza etica e morale del pensiero religioso, quello cattolico in particolare, l’unico baluardo critico alle facili e spregiudicate speculazioni affaristiche in corso di preparazione da parte di un potere occulto massonico, al vertice legislativo europeo, che mira a imporre nuovi stili di vita, di costume e pensiero sgombri da riserve morali. Aborto, eutanasia, omosessualità, clonazione umana, licenza di costumi, droghe, sfruttamento minerario ed energetico, pandemie e carestie, endemiche o volute!, saranno, senza nessuna remora etica, più facili fonti di reddito.
    Una esponente dei Radicali italiani, plaudente la sentenza, ha detto: “E’ bene che in ogni società non ci siano riferimenti culturali e religiosi ”.
    Mi domando allora: “forse vogliono imporre una società che vuole identificarsi nel nulla?”.

    Si!, come nel passato più nefasto.

    Cesare Barbadoro

    p.s. la bandiera Europea è costituita da un cerchio di dodici stelle gialle su uno sfondo blu. L’autore del disegno, Arsène Heitz, sostiene che rappresenta l’aureola della Madonna, descritta nell’Apocalisse di Giovanni, come era apparsa ad una religiosa, Suor Caterina Labouré, oggi santa. Una beffa per i giudici della Corte europea: sull’emblema che li sovrasta c’è un simbolo religioso che non potranno mai più rimuovere! E c’è un altro particolare emblematico: la bandiera venne ufficialmente adottata dall’Europa Unita nel 1955, il giorno 8 di dicembre, festa dell’Immacolata Concezione, la più grande festa mariana cattolica.
    Ciò, ci è di conforto. La Madonna, dall’alto, ci protegge ancora.
    Preghiamo per le Sue intenzioni.

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